Nella cultura finlandese la birra sahti, classificata come historical beer, affonda le radici nel XIII secolo dove era la bevanda cerimoniale per matrimoni, funerali e riti di passaggio. Essendo una birra artigianale prodotta con metodi ancestrali quali fermentazione spontanea, filtraggio attraverso rami di ginepro e malti tostati su fuoco a legna, ogni sahti è diversa dall’altra e ogni famiglia, soprattutto nelle zone rurali, custodisce segretamente la propria ricetta, in passato tramandata come dote nuziale.
Il film 100 litri di birra, presentato al Biografilm 2025, è un affresco tragicomico su una nazione incapace di scrollarsi di dosso le proprie tendenze alcoliche, una esilarante commedia in cui il geniale regista Teemu Nikki, con un umorismo macabro, rende omaggio ai piccoli villaggi e alla sahti, l'oro liquido della Finlandia,
Le sorelle Taina (Pirjo Lonka) e Pirkko (Elina Knihtilä) del villaggio di Sysmä, ennesime derelitte sociali alla Kaurismäki, sono note per la produzione e consumo della gustosa bevanda. Taina è una parrucchiera saltuaria nella bottega del paese, mentre Pirkko lavora in una fattoria per sbarcare il lunario. Quando la terza sorella, Päivi, che ha perso una gamba in un incidente d’auto, annuncia il proprio matrimonio ed esprime il desiderio di ricevere in regalo 100 litri di birra artigianale, le due protagoniste con la sapienza di antiche sacerdotesse si dedicano alla sua produzione, mescolando i malti nel tino di legno per creare una birra prelibata.
Purtroppo, scoprono che il risultato è troppo buono per non provarlo loro stesse... nel loro sahti le note corpose si intrecciano a sentori resinosi del ginepro, mentre una dolcezza maltata ricorda il pane di segale appena sfornato. Dopo una terribile sbornia, devono escogitare rapidamente un piano per salvare le nozze e riconquistare la loro reputazione di migliori birraie artigianali del villaggio.
Ricordando gli stilemi degli spaghetti western, soprattutto nelle incredibili gag delle scene che descrivono il commercio illegale della birra, il film può contare su una sceneggiatura efficace e particolarmente riuscita dello stesso Teemu Nikki e sull’interpretazione strepitosa di Elina Knihtilä nel ruolo della rude e simpatica Pirkko.
Al talentuoso regista finlandese, vincitore del premio del pubblico al Festival di Venezia edizione 2021 con Il cieco che non voleva vedere Titanic, deve riconoscersi il merito di saper mettere in scena attraverso i suoi personaggi tragicomici un cambio di registro, da commedia black a qualcosa di molto più serio, quasi drammatico.
Perché questa saga su una famiglia distrutta dalla sua stessa dipendenza dall'alcol, troppo delirante e illusa persino per ammettere il problema, si rivela non solo una tragedia personale, ma svela un serio problema nazionale su cui riflettere tra una risata e l’altra.