Phyllis Dietrichson: una donna che progetta l’omicidio del marito, sposato dopo averne ucciso la prima moglie di cui era infermiera. Un’arrampicatrice sociale, la declinazione più oscena e degenerata del Sogno Americano, che sceglie come complice un grigio agente assicuratore. Lui non sa resistere non solo al fascino feticcio di Phyllis, fatto di parrucca platino e cavigliera ben in vista fin dalla prima scena, ma soprattutto alla possibilità che lei gli offre di provare a fregare il sistema e uscire dalla routine di una vita da scapolo e di un lavoro sempre uguale da impiegato.

La prima sequenza di La fiamma del peccato (Double Indemnity, 1944) di Billy Wilder, con una macchina che sfreccia nella notte di Los Angeles, bruciando tutti i semafori rossi, serve come introduzione metaforica ai due personaggi principali: un uomo e una donna che vogliono andare oltre i limiti che la società gli impone.

Non un ruolo rassicurante quello di Phyllis, che Stanwyck accettò, dopo molte incertezze, su insistenza di Wilder, regista del film che divenne uno degli esempi che Raymond Borde e Étienne Chaumeton citarono come origine dell’estetica noir. Un ruolo rischioso soprattutto per una diva che, nel 1944, era all’apice del successo e, come sostengono i suoi biografi, era anche la donna più pagata degli Stati Uniti. La sua popolarità era certamente stata costruita su personaggi femminili forti, donne lavoratrici che non erano confinate alla sfera domestica e che non vedevano nella maternità l’unico orizzonte di realizzazione.

Donne che venivano dalla parte sbagliata della città, vero, come Stella Dallas, ed erano disposte a molti compromessi per sposare l’uomo giusto. Eppure, fino a Phyllis, le donne interpretate da Barbara Stanwyck rispecchiavano quell’idea di terra dell’opportunità economica che la società americana voleva dare si sé: la possibilità di raggiungere il benessere economico e una posizione sociale di rispetto pur partendo da umili origini, spesso riassunta con la formula “rags-to-riches”.

Phyllis Dietrichson è invece il rovescio della medaglia, il lato oscuro, the flip side di questa mobilità sociale perché non si fa scrupoli di raggiungerla calpestando le leggi, tanto quelle scritte come quelle imposte come consuetudine sociale. Un personaggio che diventerà, quindi, l’epitome della dark lady o femme fatale, anima fondamentale del noir. Alla fine, almeno nei noir degli anni '40 e '50, queste donne che osano mettere in discussione le regole di decenza della società patriarcale devono essere punite per permettere il ristabilirsi del predominio maschile.

E, tuttavia, come diverse critiche femministe si sono chieste, rimane impressa in noi più la punizione finale o la loro ribellione durante tutta la narrazione? Il film di Wilder, tratto dal romanzo breve La morte paga doppio (1943) di James M. Cain e sceneggiato dallo stesso regista con Raymond Chandler, metteva anche in discussione il Codice Hays: è una storia di corruzione, omicidio e sesso in perfetto stile hard-boiled e in cui anche gli altri personaggi non sono meglio di Phyllis.

Anche questa potenziale contravvenzione al Codice Hays rappresentava un rischio per un’attrice, che, sebbene avesse sempre scelto di non legarsi ad una particolare casa di produzione per mantenere la sua indipendenza, era da sempre considerata una sostenitrice dello Studio System. Stanwyck prestava il suo corpo ad una storia di sesso che si prendeva gioco dell’autocensura mai mostrando esplicitamente o nominando l’atto sessuale ma attraverso allusioni che lo rendevano chiaro agli spettatori.

Nonostante i dubbi e i rischi, la scelta di accettare di interpretare Phyllis si rivelò vincente per Stanwyck, segnando una nuova era per l’attrice in cui divenne “the undisputed first lady of noir” (Scott Snyder) in film come Lo strano amore di Martha Ivers (The Strange Love of Matha Ivers, 1946) di Lewis Milestone, Il romanzo di Thelma Jordon (The File on Thelma Jordon, 1950) di Robert Siodmak e La confessione della signora Doyle (Clash by Night, 1952) di Fritz Lang.

Ancor più significativo che la diva ricordasse e rivendicasse il proprio ruolo in un film controverso come La fiamma del peccato al grande pubblico televisivo, presentando nel 1960, la puntata “Confession” di Jacques Tourneur del The Barbara Stanwyck Show (prima stagione, episodio venti): “un melodramma alla maniera di Double Indemnity, un film che, spero ricorderete, ho interpretato alcuni anni fa”. Semplice autopromozione divistica o dichiarazione di affinità?