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“L’orchestra stonata” e la commedia delle diversità sociali

Lo stile cinematografico teso e sotteso di Courcol dimostra piena padronanza nella progressione degli sviluppi e dei cambi repentini che scandiscono il film, che oscillano tra commedia e dramma proprio come un metronomo. Allo stesso tempo, la sottotraccia di quel filone operaio interno – molto caro al cinema francese – non smette mai di suonare, anzi, percuote prepotente nel tentativo finale di allestire un’orchestra diretta da Thibaut all’interno della fabbrica occupata (e destinata a chiudere) dagli amici e dai compagni di banda di Jimmy.

“Il corpo” e il vortice del dubbio

Tra le ipotizzanti congetture e gli indizi sparpagliati che si raccolgono compiutamente alla fine (come in ogni buon thriller) il meccanismo formale vincente della storia è la tecnica narrativa conosciuta come aringa rossa. Quest’ultima può essere ascritta come un depistaggio cinematografico che induce a costruire una specifica versione della storia e accreditarla come veritiera per far perdere l’orientamento allo spettatore e coglierlo del tutto impreparato sul gran finale.

“Le déluge” e l’altra faccia della Storia

Si tratta di una discesa demoniaca raffigurata attraverso il codice espressivo dello spazio, che racchiude in sé la deposizione del potere monarchico e la svestizione simbolica del re e della regina in comuni cittadini che si aggrappano alla speranza di essere assolti nel processo che li dichiarerà poi colpevoli contro la sicurezza generale dello Stato. L’elemento formale che crea l’autentica rivoluzione del film è il ribaltamento di prospettiva, l’altra faccia della medaglia che ricorda alla Storia di includere tutti i punti di vista, non soltanto quello dei vincitori.

“Eterno visionario” biopic consapevole e rassegnato

Tutto si fonde e si confonde, il teatro e il cinema si specchiano e si riflettono specularmente, vestendo l’uno i panni dell’altro, nel tentativo di indagare la vita e il significato insondabile della sua stessa rappresentazione. La cinepresa inerme non può far altro che seguire fedele quei personaggi instabili e scandalosi per gli anni, dalla prima assoluta de I sei personaggi in cerca d’autore al teatro Valle di Roma nel 1921 a Nostra Dea dell’amico Massimo Bontempelli, messa in scena dalla compagnia del Maestro al teatro Odescalchi nel 1925.