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Sion Sono II – “The Whispering Star” e l’umanità evanescente

A metà fra il romanzo esistenzialista e il nikki, genere giapponese di letteratura diaristica al femminile, The Whispering Star rappresenta un caso più unico che raro nella filmografia di Sion Sono. Dopo una sequela di film caciaroni e ultrapop tra cui Tokyo Tribe, Shinjuku Swan e The Virgin Psychics, l’artista nipponico ripiega sul bianco e nero leggermente seppiato, il minimalismo narrativo e tempi estremamente dilatati.

Sion Sono I – “Suicide Club” impossibile e irrazionale

È un thriller impossibile e irrazionale, dove le vittime sono anche i carnefici, e ogni tentativo di capire cosa stia alimentando l’ondata di suicidi rimane frustrato. Di possibilità ne vengono presentate a bizzeffe, altre vengono solo suggerite, ad altre neppure l’autore aveva probabilmente pensato. Tutte rispondono alla domanda, nessuna la esaurisce. Il suicidio diventa istinto di gregge che può sorgere dal telegiornale, dal ritornello di un brano J-pop o dalla scocciatura di dover buttare l’immondizia.

Future Film Festival 2015: “Tokyo Tribe”

La trama è quella più classica della guerra fra varie tribù di una grande metropoli, scatenata dalla più potente e minacciosa che avendo in odio il carattere pacifico di una in particolare, si ritrova a dover fronteggiare quest’ultima che nel frattempo si è avvalsa dell’aiuto fornitole dalle restanti. Tutto questo raccontato con un tono talmente autoironico e sopra le righe da scatenare ilarità come se piovesse. Intendiamoci, c’è senz’altro un retaggio culturale da I guerrieri della notte di Walter Hill e 1997: Fuga da New York di John Carpenter, come anche un amore incondizionato per I sette samurai di Akira Kurosawa e tutto il western che quest’ultimo fece sbocciare, partendo da I magnifici sette di John Sturges e Per un pugno di dollari di Sergio Leone. Ma è tutto sullo sfondo.