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“Sentimental Value” speciale II – Il dispositivo come specchio famigliare
Trier tenta una meditazione sulla “mise-en-scène” del dolore, in quello che è ad oggi la sua opera più colta e meta-cinematografica. Non a caso Sentimental Value è infestato dalle “poetiche del malessere” di altri autori: Bergman ma anche Ibsen (Nora come in Casa di Bambola) e persino Haneke e Noé. Il naturalismo osservativo del regista, che si è imposto con i suoi primi lavori come cultore di una poesia sfrontatamente quotidiana, si scontra con l’impostazione più artificiosa del racconto, creando così una tensione stilistica che serpeggia lungo il film e tira fuori il meglio dagli interpreti.
“Sentimental Value” speciale I – Un mosaico umano
Sentimental Value è un mosaico umano in cui l’amore è possibile sia vederlo sia viverlo, non solo ricordarlo. Affinché ciò si realizzi in un’epoca dolorosa quale la nostra, sono di vitale importanza perdonare e perdonarsi, gesti e atteggiamenti che non richiedono necessariamente un iter lineare. Merito della sensibilità di Joachim Trier, che ci invita con quieta forza ad avvicinarsi a chi o quanto a noi di più caro, spogliandoci di corazze e difese.
“La persona peggiore del mondo” e la vorace irrequietezza di una generazione
La persona peggiore del mondo è un film che si muove leggiadro tra le maglie dei tentennamenti che sono di tutti, per consentire una rappresentazione della confusione in cui viviamo, una confusione generata anche dalla sindrome del “volere tutto” e “dell’essere ubiqui” e dalla carenza di spazio lasciato ai dubbi. È un film adorabile e genuino perché ci dice in ogni fotogramma che dobbiamo accettarci per quello che siamo anche quando siamo confusi, ha una trama che punta ad essere consolatoria per intere generazioni di (ex) giovani, che accoglie la confusione e l’inettitudine a vivere in tempi in cui è lodevole solo l’eccellenza su tutti i fronti, come studenti, poi professionisti, come metà di una coppia, come figli, poi come genitori.