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“M” e l’uso del suono
Celebriamo ancora il capolavoro di Lang attraverso una scelta di analisi molto efficaci del suon0 nel film – del resto una pietra miliare della storia del cinema. Come spiega Gianni Amelio: “In M si integrano – ha detto qualcuno – espressionismo e umanesimo. È vero. Ed è proprio l’uso straordinario del sonoro che spinge il regista lontano dai simboli e lo accompagna verso la realtà. C’è in M una conferma per assurdo: che la più grande invenzione del cinema sonoro è stata il silenzio”.
“M – Il mostro di Düsseldorf” e la critica
Dedichiamo un’antologia critica al capolavoro di Fritz Lang, tornato nelle sale nel restauro distribuito dalla Cineteca di Bologna. Perché, come scrive Tom Gunning: “M è il film più universalmente apprezzato di Lang. La complessità e l’originalità della sua struttura, la studiata ambiguità e ambivalenza dei suoi temi, la forza delle immagini e del suono gli garantiscono un posto di rilievo nella storia del cinema”.
Ritorno a Peter Lorre. “M” e l’ombra del mito
Ci facciamo accompagnare da due studiosi internazionali alla riscoperta di Peter Lorre e di uno dei suoi film più celebri. Omaggiato dal Cinema Ritrovato 2022, Lorre può essere considerato – secondo Alexander Horwath – “un uomo perduto, una stella errante nella galassia delle icone del cinema: allontanandoci dalle sue false promesse per attirarci in un mondo di disagio, ci ha offerto una rappresentazione tra le più fedeli dell’uomo del Novecento. La sua personalità fuori e dentro lo schermo è il risultato frantumato di un percorso che ha attraversato il modernismo e i fascismi europei, la tossicodipendenza e l’esilio, la cultura del denaro e la fama: in essa si riflettono volti e maschere del suo tempo”.