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“Everything, Everywhere All at Once” speciale. L’imprevisto senso del mondo

I Daniels portano in scena la loro declinazione di multiverso con l’ironia e la bizzarria che conosciamo loro da Swiss Army Man – Un amico multiuso: il male supremo si consustanzia in un gigantesco bagel, esistono mondi dove le persone hanno hot-dog al posto delle dita e per saltare dal proprio universo a un altro lontanissimo occorre fare la cosa più improbabile e insensata le circostanze consentano. Ne viene fuori una sorta di distillato di umorismo da nerd/geek, come se fossimo ancora alle scuole medie e stessimo assistendo alle battute più volutamente cretine degli intelligentoni della classe.

“Everything, Everywhere All at Once” speciale. Le particelle infinitesimali della nostra vita

Nei mondi del possibile di Everything, Everywhere All at Once anche una scheggia di uno specchio rotto diventa un pretesto per svelare cosa cambierebbe se la (stra)ordinaria Evelyn avesse intrapreso strade diverse. Inoltre, uno specchio frammentato offre sfaccettature variegate della medesima cosa, no? Sì, perché uno dei punti cardine del film ruota attorno alla questione della prospettiva. I registi, così, disseminano nelle inquadrature costellazioni di occhi adesivi, che finiscono per “crivellare” anche la protagonista, quasi a suggerire agli spettatori che è vero che, di tanto in tanto, tutto sembra non avere un senso, ma a volte basterebbe solo guardare con occhi nuovi.