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“Rosalie” e il coming of age senza morbosità

Più che dalle parti de La donna scimmia di Marco Ferreri, abusata in ogni modo possibile, siamo vicini a Lezioni di piano di Jane Campion, peraltro con un finale “acquatico” talmente sovrapponibile da far sospettare la citazione voluta. Di Giusto, anche co-sceneggiatrice, porta avanti il suo progetto poetico col giusto bilanciamento fra affermazioni decise e suggestioni intriganti, accarezzando Rosalie con luci morbide e seducenti e disvelandone pian piano il corpo senza morbosità ma con sottile suspense.

Biografilm 2017: “La Danseuse”

Durante il vapore febbrile di quegli anni, l’essenzialità di questa danzatrice aveva (e avrà) una sua ragion d’essere per essersi divincolata, in primo luogo, dal dogmatismo e dalle convenzioni che reprimevano la danza, chiudendola in una morsa sempre più stretta e insistente. Loïe Fuller sradica il dionisiaco dalle pulsioni soffocate e combattute, e quel larghissimo e onnipresente abito bianco che nobilita i suoi movimenti ne è una chiara e lucida metafora.