Sergio Pio Sasso
“Terminator 2 – Il giorno del giudizio” e la codificazione del mondo interiore
Cameron gioca con i simulacri della settima arte ma anche con gli scacchi, simbolo di determinismo strategico, e con le carte da poker, antiteticamente “semi” del Caso (significativa la sequenza con il pavimento bianco/nero dell’ospedale psichiatrico da cui emerge la sagoma del poliedrico androide). E coniuga le algide geometrie della messinscena, il ritmo serrato del montaggio con momenti melodrammatici che elevano la “temperatura” emotiva.
“La messa è finita” e la presenza autentica dell’Altro
Il film di Moretti è fondato sulla capacità di dis-sentire che significa opposizione ma implica anche la “presenza autentica” dell’altro. A questo ricorrente dualismo che attraversa la trama fitta di “doppi” personaggi (che si congiungono e si separano), luoghi (che si avvicinano e si allontanano), momenti (che tornano o si perdono) non si può che attribuire una mirabile sinestesia tra forma e contenuto.