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“Shiraz. A Romance of India” al Cinema Ritrovato 2018

Shiraz è un film che non lascia indifferenti, ha una sensibilità poco occidentale ma che riesce ad affascinare lo spettatore. Allo stesso tempo,però, viene il sospetto che quanto vediamo sia forse un tipo di esotismo a uso e consumo della nostra cultura, seguendo quell’orientalismo, ben noto in ambito antropologico, che spinge vero una rappresentazione di un’India fortemente stereotipata. Pur tenendo presente questi fattori non è possibile restare impassibili di fronte agli splendidi paesaggi, la diversità delle genti, dei ricchi palazzi o in generale degli usi e costumi locali. Questo aspetto è reso ancora più godibile dalla straordinaria qualità del video, restaurato in 4k dal BFI a partire dal negativo camera originale e da un controtipo positivo di conservazione.

“I due timidi” di René Clair al Cinema Ritrovato 2018

I due timidi (1928) è una piccola perla diretta da René Clair. Si tratta di una godibilissima commedia alla francese che racconta le gesta di Jules, giovane e introverso avvocato alle prese con le difficoltà che questa eccessiva timidezza gli creano. Alla sua prima udienza, il giovane entra nel pallone e fa dare al suo assistito Garadoux, accusato di violenza domestica ai danni della moglie, il massimo della pena.  Uscito di prigione e diventato vedovo, l’uomo si taglia la barba e cambia città iniziando a fare una sgradita corte alla giovane Cécile, complice anche la difficoltà del padre di lei a imporsi e dire di no a causa, anche qui, di una grande timidezza. Come nelle migliori delle tradizioni anche Jules si innamora della giovane e così Garadoux si ritrova a dover fronteggiare una presenza due volte sgradita: prima di tutto perché teme che Cécile si innamori di lui, secondo perché teme di essere riconosciuto facendo così tornare a galla il suo passato.

“La moglie di Claudio” con Pina Menichelli al Cinema Ritrovato 2018

Non poteva mancare al Cinema Ritrovato una sezione dedicata alle grandi dive del Cinema muto italiano. Apre le danze l’appassionante La moglie di Claudio (1918) con Pina Menichelli nel ruolo della protagonista. La storia si ispira a un’opera teatrale di Alexandre Dumas figlio: Claudio Ruper è un uomo retto e intelligente, capace di inventare un potente cannone capace di porre fine a tutte le guerre. Sua moglie Cesarina è tutto l’opposto: corrotta e senza scrupoli, con un passato torbido che cerca di sedurre gli uomini che ha intorno per manipolarli. I due rompono: Claudio inizia a frequentare Rebecca, ragazza ebrea proba e generosa; Cesarina prima si allontana, poi si affilia ad una banda di malfattori allo scopo di rubare al marito i piani segreti dell’arma. L’unica altra persona a conoscerli è il giovane Antonino, rimasto orfano e cresciuto come un figlio da Claudio, ma che si è innamorato follemente di Cesarina. In una girandola di intrecci ed emozioni si arriva al tragico finale con la Menichelli che si mette in mostra nella sua notoria gestualità esasperata, il “menichellismo”.

L’officina di Arrigo Frusta al Cinema Ritrovato 2018

Il Cinema Ritrovato 2018 presenta per la prima volta una retrospettiva su uno sceneggiatore italiano del periodo muto. Arrigo Frusta, però, non era un semplice scenarista, ma era in grado di scrivere pensando già alla messa in scena, dando a volte indicazioni sulle riprese o presentando progetti per i costumi che i personaggi avrebbero dovuto indossare. Nella prima giornata del festival sono state proiettate alcune sue produzioni tratte dalla collezione di Tomijiro Komiya (1897-1975), affamato collezionista giapponese la cui raccolta è fortunatamente giunta, seppur gravemente danneggiata, al National Film Center di Tokyo. Grazie al lavoro di Hiroshi Komatsu, molti di questi film sono stati identificati e poi restaurati. Tra questi troviamo anche alcuni film sceneggiati da Arrigo Frusta, tre dei quali sono stati proiettati oggi.

Opera d’arte totale: “Rapsodia Satanica”

Satanica non è un semplice film, ma un’opera completa, più vicina ad un balletto che quello che siamo abituati a vedere oggi. L’intento di Nino Oxilia, artista poliedrico, era quello di creare un’opera d’arte totale. Nel film “si condensano citazioni pittoriche che vanno dal simbolismo ai preraffaeliti, richiami letterari adducibili alla tradizione faustiana e al decadentismo di dannunziano, suggestioni architettoniche e scenografiche riprese dal liberty e dall’art noveau”. Una scoperta incredibile ha arricchito ulteriormente l’esperienza dello spettatore.