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“Performance” sperimentale, queer, parodico

Performance è un’opera libera da ogni etichetta, al di là della concezione di cult. Rappresenta contemporaneamente i confini della società e il loro abbattimento, dove ogni azione è una parodia di essa stessa. È un film queer senza sapere di esserlo eppure non lo è affatto. È un gioco, un esperimento, una scommessa persa inizialmente e vinta nel lungo periodo. Performance è pazzia e totale razionalità, tutto e niente. “Vice. And Versa”.

Nicolas Roeg e il buio dell’inconscio

Per ricordare a dovere Nicolas Roeg, da poco scomparso, proponiamo un’analisi di A Venezia… un dicembre rosso shocking. Oggetto alieno e sfuggente nel panorama horror degli anni Settanta, il film è il manifesto visionario di Nicolas Roeg e sintetizza un percorso sperimentale che il regista aveva iniziato già nel 1970 con Sadismo, dopo aver svelato i segreti del montaggio disgregante e aver incrociato, in qualità di primo operatore di macchina, il gotico di Roger Corman in La Maschera della morte rossa. Tratto dal racconto di Daphne du Maurier Non voltarti e sceneggiato da Allan Scott e Chris Bryant, A Venezia… un dicembre rosso shocking rompe le convenzioni sull’occulto tipici dei film di quegli anni, indagando le pieghe dell’inconscio dei due protagonisti in una Venezia rarefatta e spettrale, le cui calli sono buie arterie dell’anima e i cui anfratti oscuri pullulano di visioni ottenebranti “Beyond the fragile geometry of space”.