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“Smog” e l’un-american dream di Franco Rossi

Ambientato durante le 48 ore di scalo a Los Angeles dell’avvocato Vittorio Ciocchetti in trasferta per una causa di divorzio in Messico, Smog segue il peregrinare del protagonista per i quartieri della  città americana accompagnato da Mario, un italiano conosciuto in aeroporto che da anni si arrabatta sfruttando in America il mito italiano per i suoi modesti e discutibili affari. Introdotto nella comunità locale di connazionali, Ciocchetti farà i conti con le contraddizioni e le storture del sogno americano, specchi di medesimi limiti e difetti del coevo boom economico tricolore.

Il centenario di Franco Rossi, l’eccentrico

Versatile e sfuggente, poco riconoscibile per essere incluso nel novero dei campioni della sua generazione, quasi sempre nascosto o sulla scia di qualcuno. E così spesso non si ricorda che c’è Franco Rossi dietro Il seduttore (1954), prima tappa dell’avventura di Alberto Sordi con le trasformazioni dell’italiano medio piccolo borghese, e il pasoliniano Morte di un amico (1959), dentro le miserie umane dei ragazzi di vita, da non confondere con le più studiate collaborazioni tra il poeta e Mauro Bolognini. O non si distingue i rimossi La moglie bambina o Non faccio la guerra, faccio l’amore da altre commedie. E non si evita di sottolineare la sporadica ma sincera attenzione ai ragazzi – dal pudico, crudele, universale Amici per la pelle (1955) al televisivo Un bambino di nome Gesù (1987) – per definirlo un surrogato di Comencini. E invece fu regista grande e unico.