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Il centenario di Franco Rossi, l’eccentrico

Versatile e sfuggente, poco riconoscibile per essere incluso nel novero dei campioni della sua generazione, quasi sempre nascosto o sulla scia di qualcuno. E così spesso non si ricorda che c’è Franco Rossi dietro Il seduttore (1954), prima tappa dell’avventura di Alberto Sordi con le trasformazioni dell’italiano medio piccolo borghese, e il pasoliniano Morte di un amico (1959), dentro le miserie umane dei ragazzi di vita, da non confondere con le più studiate collaborazioni tra il poeta e Mauro Bolognini. O non si distingue i rimossi La moglie bambina o Non faccio la guerra, faccio l’amore da altre commedie. E non si evita di sottolineare la sporadica ma sincera attenzione ai ragazzi – dal pudico, crudele, universale Amici per la pelle (1955) al televisivo Un bambino di nome Gesù (1987) – per definirlo un surrogato di Comencini. E invece fu regista grande e unico.