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“Paura dell’alba” prima di un futuro migliore

Il mediometraggio, girato in pellicola 35 e 16 mm, restituisce sia la dimensione intima, dolorosa e totalizzante dei giovani catapultati nella guerra, sia quella storica, ricostruita attraverso fonti scritte e immagini documentali. Quando alla fine il film ricorda che la notte è sempre scura prima dell’alba, il pensiero va alla democrazia nella quale oggi fortunatamente viviamo, nata anche dal buio e dalla paura di quelle notti.

“Terra incognita” e i confini tra natura e industria

Terra incognita compie una complessa ricerca iconografica, fatta di accostamenti di paesaggi naturali e industriali, apparentemente opposti, che tuttavia contengono, al loro interno, continui rimandi all’altra realtà, non solo nel carattere monumentale delle Alpi e della costruzione della centrale, ma anche in dettagli apparentemente minori, come le immagini di porte, antri e tunnel che contraddistinguono sia la natura che l’impianto nucleare.

“Shelter”, storia di un’identità

Shelter è un rifugio, un riparo un’opera chiusa come una scatola inaccessibile in cui si prova a raccontare l’identità di questa persona, senza però mai svelarla. È un’opera che muovendo dal personale aspira all’universale, dal ritratto di volto ignoto assurge a mito. È così che il film è costruito in una successione di campi vuoti che segnano un accento critico sul non-luogo urbano, e suggeriscono invece, di pari passo con alcune parole della protagonista, un salvifico ritorno alla foresta come unico luogo popolato da “persone buone”, rispetto alla cattiveria registrata nelle città occidentali dove “il vero animale è l’uomo che distrugge le montagne e uccide le persone”. È la voce della protagonista a guidarci nella narrazione del suo racconto di vita.