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“I diavoli” capolavoro di dolorosa bellezza

Ancora oggi I diavoli rimane una mazzata emotiva, soprattutto per il montaggio sorprendente e il ritmo serratissimo, oltre che ovviamente per le situazioni mostrate. L’impatto visivo dei momenti più sessualmente espliciti oramai non è più così impattante, ma ai tempi costò al film diverse censure e rimproveri  ecclesiastici. Bistrattato per decenni dalla stessa istituzione che aveva messo la Bibbia all’indice dei libri proibiti, I diavoli rimane un’opera colta e complessa, un capolavoro di una bellezza non indolore.

Una blasfemia storica. Su “I diavoli” di Ken Russell

Presentato a Venezia nel 1971, I Diavoli di Ken Russell rischiò di far saltare il cattolicissimo Gian Luigi Rondi al primo anno di Commissario della Biennale. Il film, che ricostruisce le vicende che portarono al rogo del prete cattolico Urbain Grandier e alla demolizione della città di Loudun, uno degli ultimi tolleranti bastioni di convivenza tra cattolici e protestanti nella Francia della Controriforma, venne subito accusato di blasfemia per le scene di sesso esplicito ed orgiastico. Il tema del rapporto con la censura e della rappresentazione di una sessualità repressa ha sempre messo in ombra la vera blasfemia del film di Russell: la sua scrittura della storia.