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“Incontri ravvicinati del terzo tipo” come evento sociologico

Spielberg, cineasta del Mid-West e della middle class, non poteva però solamente accontentarsi di realizzare uno tra i più completi e riusciti affreschi di sci-fi in un contesto di ordinaria routine americana, né poteva pensare al fatto che il film potesse diventare solo un “thriller d’avventura”, come lo definì lo stesso regista. Le ambizioni miravano a utilizzare il genere per l’esplorazione di una mitologia aliena ricostruita meticolosamente.

Villeneuve e la fantascienza umanistica, il caso “Arrival”

Approfittiamo di Blade Runner 2049 per recuperare parte della filmografia di Denis Villeneuve, e in particolare il suo rapporto con la fantascienza. The Arrival è solo di un anno fa ma ha fatto molto parlare di sé e si incastona in una tradizione fantastica che tiene ovviamente conto anche di Spielberg e dei suoi Incontri ravvicinati del terzo tipo. Presentandoci un caso limite, quello di un primo contatto terrestre tra l’umano e il non umano, Denise Villeneuve realizza un’opera cosmica, una riflessione filosofica sul linguaggio e il rapporto Io-Altro che ha il pregio di insinuarsi oltre il solito manicheismo rappresentativo.

Venezia Classici 2017: “Incontri ravvicinati del terzo tipo”

La sezione dei classici vuole rendere omaggio al capolavoro di Spielberg a quarant’anni dall’uscita: Incontri ravvicinati del terzo tipo è una storia che potrebbe essere letta come una vera e propria apologia del linguaggio e delle sue componenti pressoché vitali. Ovvero come respirare una ventata d’aria fresca in un microcosmo così chiuso e intimorito dalla paura verso l’Altro come il nostro. È un’estetica totale e senza compromessi quella di Spielberg, che cristallizza il flusso esistenziale in fotogrammi e sequenze di una leggiadria visiva ineguagliata.