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“Challengers” speciale I – L’estetica modernizzata del film sentimentale

Challengers sovrappone sport e vita con lo stesso andamento di un film d’azione: il ritmo è incalzante, sottolineato dagli stacchi di montaggio nei momenti in cui la palla corre a tutta velocità verso l’obiettivo e dalle sonorità elettroniche del duo Reznor-Ross. Procedendo spedito tra un flashback e l’altro, Guadagnino modernizza l’estetica del film sentimentale, coniugando l’interesse verso le relazioni tra i personaggi al piacere quasi tangibile di portare in scena una storia intrinsecamente godibile ed entusiasmante.

“Erano ragazzi in barca” senza macchia e senza scossoni

Se si volesse rappresentare l’ultimo film diretto da George Clooney, Erano ragazzi in barca, sotto forma di grafico, il risultato sarebbe una costante, monotona linea piatta, senza picchi vertiginosi né cali improvvisi ma un andamento costante che accompagna lo spettatore fino alla fine. Un po’ come la superficie dell’acqua solcata dai remi dei vogatori a cui fa riferimento il titolo del film, tratto dall’omonimo libro di Daniel James Brown, che racconta la storia della squadra di canottaggio americana vincitrice della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Berlino nel 1936.

“Sull’Adamant” tra sguardo e soggetto

Philibert non cede mai al sentimentalismo né a una rappresentazione drammatica della malattia mentale, ma se questo è sicuramente un requisito indispensabile per garantire al documentario la sua riuscita, allo stesso tempo non si percepisce mai un coinvolgimento emotivo che permetta all’intero lavoro di sembrare qualcosa di più di un reportage su un atelier artistico d’avanguardia, di cui vengono presentati i laboratori e i loro partecipanti.

“La sala professori” sull’orlo del precipizio scolastico

La sala professori (Das Lehrerzimmer) di Ilker Çatak, presentato in concorso nella sezione Panorama della Berlinale 2023 e candidato agli Oscar come Miglior film internazionale, è un film che si sviluppa come un giallo ambientato tra le mura scolastiche, il cui obiettivo non è però quello di risolvere un caso ma di usarlo come pretesto per mettere in scena una rappresentazione intensa e sfaccettata del sistema educativo tedesco e delle sue contraddizioni.