Martina Volpato
“Digger” o l’imprevedibile virtù dell’imperfezione
Digger si struttura nella planimetria faraonica del film-dedalo borgesiano di difficile entrata e facile uscita (se si pazienta fino all’ultima inquadratura), con un preludio assertivo per lo spettatore: in o out. In sottotraccia, il paradigma di un affresco geopolitico a cerniera, tra un passato prossimo convulso e un presente sinistramente insulso, con gli esiti ricettivi degli incompresi, che dalla bruttezza del reale estrapolano un’estetica non sublimante.
“Gli uomini preferiscono le bionde” prismatico come un diamante
Annoverato tra i film della vita da Truffaut e Fassbinder, Gli uomini preferiscono le bionde è commedia mentitamente frivola di tesori secretati, mimetizzati da un’estetica di beltà solo sfiorate dove, malgrado una fugace visita da Schiaparelli e Dior, sciaborda l’impensabile: omoerotismo, travestimenti, l’amore coniugale come trattativa di scambio; persino la morte, che serpeggia tra Marilyn fasciata in fucsia e i suoi diamanti, quando i gentlemen si suicidano con colpi di pistola e il nero funereo si agghinda tra inquietanti candelabri umani, dopo aver già marchiato la performance d’apertura con ricami decadenti e oscurità violacee.