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“David Lynch, une énigme à Hollywood” guida per neofiti
Stéphane Ghez con il suo documentario David Lynch, une énigme à Hollywood, tenta quella che è a tutti gli effetti una missione impossibile: racchiudere la carriera di un regista tanto unico e inclassificabile in 62 minuti. Per farlo avrebbe potuto muoversi per induzione, ossia partendo dall’analisi di un singolo film per provare a giungere alla poetica lynchiana. Oppure era necessario asciugare fino all’osso, scegliere un approccio storiografico e passare rapidamente in successione la carriera di Lynch. Ed è quello che effettivamente fa.
“La falena d’argento” liberatoria e moderna
Falcata ampia, braccia ondeggianti, schiena ricurva e un trench di diverse taglie più grandi che fanno sembrare enormi le spalle. Ecco come si presenta sullo schermo Katharine Hepburn nei panni della giovane aviatrice Lady Cynthia Darrington. La falena d’argento (Christopher Strong), tratto dal romanzo inglese di Gilbert Frankau, è uno dei primi film che mette in evidenza il ruolo femminile e le difficoltà emotive e relazionali che la donna moderna deve affrontare.
Il campo di battaglia comico di Stanlio e Ollio
È una questione di tempistiche, nella musica come nelle comiche. Solo che, per il buon funzionamento di queste ultime, spesso è imperativo sbagliare deliberatamente i tempi d’ingresso e d’uscita, dando un nuovo significato alla nozione di ritmo giusto. É dunque cos’altro possono fare Laurel & Hardy, rispettivamente al clarinetto e al corno, se non sabotare l’amalgama armonico dell’orchestra in cui suonano?
“Le avventure di Pinocchio” e il coraggio di vivere
Nonostante la natura televisiva dell’opera, a colpire sono il verismo e la cura nella rappresentazione dei paesaggi, intrisi di una profonda malinconia. I pochi innesti fiabeschi accendono di poesia il crudo realismo della messa in scena, ma rappresentano anche le gabbie di una finzione consolatoria; che sia la casetta fantasma della fatina sospesa su un lago o lo stomaco fin troppo confortevole di un pescecane. Il binomio tra fantasia e realtà che Comencini mette in scena ci ricorda quanto sia importante l’immaginazione per colorare una quotidianità insopportabile, ma anche quanto possa essere pericolosa, facendoci dimenticare di vivere.
La comicità e la fame. Ricordando Nino Manfredi
C’è qualcosa che rende Nino Manfredi davvero unico nel novero degli interpreti della sua generazione: Manfredi ha fame. Anche quando lo troviamo borghese appagato, percepiamo sempre il bisogno fisiologico di mangiare, lo spettro della denutrizione. E crediamo assolutamente alla sua identificazione con il poverissimo, umanissimo Geppetto in quello che a tutt’oggi resta il più bello degli adattamenti de Le avventure di Pinocchio e, in parallelo, alla precisione con cui calibra l’iperrealismo nei panni del terribile, dispotico borgataro di Brutti, sporchi e cattivi: due morti di fame opposti.