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In the Name of Soul: “Blues Brothers”
Pare una sfida titanica scrivere oggi di The Blues Brothers, ultimo grande musical contemporaneo, espressione di quella libertà tardo-adolescenziale del cinema americano tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta, che recuperava la valenza ludica del linguaggio classico in una forma di grande gioco per adulti, primo sentore delle nascenti tendenze postmoderne. La scenografia urbana di Chicago, città natia del blues elettrico, si fece culla della contaminazioni culturali del Paese che, andando oltre le questioni politiche e sociali interne, diventano manifestazione viva del melting pot americano.
I sogni a occhi aperti di “Cappello a cilindro”
Le musiche di Irving Berling seguono l’andamento della trama, facendosi puntuale commento delle diverse fasi dell’innamoramento, dai solo di tip-tap di Fred Astaire fino al romantico ballo finale sullo sfondo di una Venezia arabeggiante e volutamente kitsch, luogo idealizzato in cui ambientare le frivole vicende di cuore dei personaggi e dei comprimari. In fondo, nulla in Cappello a cilindro pare da prendere troppo sul serio: una favola moderna in cui la voglia di fuga, di evasione – paradossalmente dentro una sala cinematografica – è il vero motore, capace di alimentare i sogni ad occhi aperti di numerose generazioni, ieri come oggi.
“Mali Blues”, note di resistenza
In occasione del Festival CinemAfrica, analizziamo Mali Blues, con cui il berlinese Lutz Gregor – già noto per Zanzibar’s First Female Orchestra (2015) – torna a indagare la scena musicale africana odierna, ma da un punto di vista diverso pur se complementare. Se nell’opera precedente l’attenzione era rivolta sulla preservazione della tradizione taarb portata avanti dalla prima orchestra femminile tanzaniana, il nuovo film pone invece l’accento sull’opposizione pacifica attuata da molti musicisti maliani nei confronti della dittatura dell’Isis.
Cinema Ritrovato 2017: “La febbre del sabato sera” e la filosofia della disco
Nel dicembre del 1977, quando La febbre del sabato sera debutta nelle sale americane, il disprezzo crescente verso la nuova musica da ballo, la rapida ascesa del punk e la scia di sangue lasciata nell’estate dello stesso anno dal Figlio di Sam per le strade di New York, allora mecca della disco-music, avevano già ridimensionato il folgorante mito della discoteca. Considerato uno dei film più famosi della storia del cinema, a suo tempo campione di incassi che consacrò definitivamente a star il giovane John Travolta e oggi indiscusso cult intergenerazionale grazie anche alla mitica colonna sonora, a quarantanni di distanza La febbre del sabato sera mantiene inalterato il suo fascino originale.
Cinema Ritrovato 2017: “Dawson City – Il tempo tra i ghiacci”
Le memorie dal sottosuolo d’America di Dawson City – Il tempo tra i ghiacci vivono soprattutto grazie al commento sonoro di Alex Somers, che va oltre il canonico accompagnamento, dando al montato un significato aggiunto non indifferente. Le melodie post-rock del leader dei Sigur Rós compongono un Requiem lisergico e sulfureo che diviene un tutt’uno con i film riemersi dalle fondamenta della cittadina canadese celebrata da Bill Morrison.
Riot Rap: “Sonita” allo Human Rights Nights 2017
Sonita Alizadeh ha quattordici anni. Come tante sue coetanee ama studiare, ha sogni, aspettative e tante esperienze ancora da vivere; coltiva le proprie passioni e in particolare quella per la musica, esercitandosi nel canto e nella scrittura di versi destreggiandosi tra un impegno e l’altro.
Sogni di rock’n’roll: “Konkurs”
Il valore della componente musicale nel cinema di Miloš Forman risulta fondamentale fin dal suo primo lungometraggio Konkurs, uno dei più validi sguardi sulla generazione coetanea del regista, riflessione dolce-amara delle aspirazioni di una gioventù che non nasconde la propria contrapposizione ai costumi dei padri, non tanto per scelta ideologica, quanto piuttosto per natura. Un’opposizione spontanea che per la prima volta negli anni Sessanta trova, in tutto il mondo occidentale, la via di esprimersi collettivamente attraverso una cultura “altra” che rompe con il passato, risultando per questo incomprensibile e inaccettabile alla maggioranza degli adulti.
“La febbre del sabato sera”, quarant’anni fa
“Dead Man”: la musica dello spirito
Nata in occasione di Paterson, la retrospettiva dedicata a Jim Jarmusch dalla Cineteca di Bologna è un’ottima scusa per occuparsi nuovamente dei suoi film. Abbiamo chiesto a Lapo Gresleri e al gruppo di Leit Movie di parlarci musicalmente di alcune sue opere, oggi tocca a Dead Man.
“Mystery Train”, ballata per i fantasmi del rock
Nata in occasione di Paterson, la retrospettiva dedicata a Jim Jarmusch dalla Cineteca di Bologna è un’ottima scusa per occuparsi nuovamente dei suoi film. Abbiamo chiesto a Lapo Gresleri e al gruppo di Leit Movie di parlarci musicalmente di alcune sue opere, cominciando da Mystery Train.