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“Halloween” e la seconda volta di Laurie

Presentato alla Festa del Cinema di Roma, Halloween è un gioco cinefilo di specchi, che funziona solo per chi il film precedente lo conosce a memoria. Jamie Lee Curtis si presta a questo cortocircuito con meta-cinematografica autoironia, lei che come la sua Laurie di quella notte di Halloween di quarant’anni prima fa non è mai riuscita a liberarsi davvero, “relegata” più o meno controvoglia ad eterna reginetta dell’horror. Lo scopo dell’ennesimo ritorno di Michael sembrerebbe proprio questo: dare a Jamie Lee/Laurie l’occasione a lungo attesa per avere una rivincita, per liberarsi di questo scomodo fantasma del passato prendendo, almeno per una volta, il coltello dalla parte del manico. Sembrerebbero esserci riuscite, finalmente in maniera definitiva. Ma visti i precedenti, chi può dirlo con certezza?

“Essi vivono” a Venezia Classici 2018

Occhio ai titoli di testa. Muro di mattoni, binari d’acciaio, nerboruto hobo cammina sacco in spalla lungo le rotaie. Non c’è doppiofondo in Essi vivono. Nemmeno per un secondo prova a imbastire un vero (organico) discorso politico. Da Hawks il giovane Carpenter ha imparato l’arte della firma di lusso, dell’autorialità come brand; soprattutto, un cinema che è gesto, moto di oggetti nello spazio, logica di propagazione fisica. “Azione” nel senso più letterale del termine, Essi vivono va esattamente alla velocità del suo working-class hero John Nada (Roddy Piper). Rilassato, mani in tasca, vagabondando nel tempo libero dal lavoro in cantiere. Solo lievemente scosso dal torpido cielo arancio scuro e dai bisbigli.

“1997: Fuga da New York” o dell’essenzialità

Uno degli elementi più significativi del film è sicuramente l’assoluta simbiosi tra il film e la sua splendida colonna sonora, composta dallo stesso Carpenter (con la collaborazione di Alan Howarth), nel dare vita a quella che si potrebbe definire un’opera minimalista: poca trama, pochi dialoghi, pochissima psicologia, pochissimi strumenti musicali (principalmente sintetizzatore e tastiera), poche note (e, non per scelta artistica, pochi soldi). La musica di Carpenter è, come il film, essenziale, semplice, serrata e adrenalinica. Rumore di elicotteri, ossessive note basse ripetute, cupe note fisse su cui si innestano brevissime melodie suggestive (che rimanda a certe frasi musicali scritte da Vangelis per Blade Runner), improvvisi passaggi ritmici di batteria elettronica: tutto il sonoro contribuisce a creare un’atmosfera ansiogena e angosciante.