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“L’infernale Quinlan” e la critica
Titolo tra i più amati della filmografia wellesiana, seppur tormentato da traversie che ne hanno martoriato il montaggio, L’infernale Quinlan è nel cuore di tutti i cinefili e torna in sala per Cinema Ritrovato al Cinema. Ecco un’antologia critica di un grande film. Perché, come scrive Truffaut: “È un film magico che ci fa pensare ai racconti di fate: la Bella e la Bestia, Pollicino, le fiabe di La Fontaine. È un film che un po’ ci umilia perché è il film di un uomo che pensa molto più in fretta di noi, molto meglio e che ci getta in faccia un’immagine meravigliosa mentre siamo ancora abbagliati dalla precedente”.
“M” e l’uso del suono
Celebriamo ancora il capolavoro di Lang attraverso una scelta di analisi molto efficaci del suon0 nel film – del resto una pietra miliare della storia del cinema. Come spiega Gianni Amelio: “In M si integrano – ha detto qualcuno – espressionismo e umanesimo. È vero. Ed è proprio l’uso straordinario del sonoro che spinge il regista lontano dai simboli e lo accompagna verso la realtà. C’è in M una conferma per assurdo: che la più grande invenzione del cinema sonoro è stata il silenzio”.
“M – Il mostro di Düsseldorf” e la critica
Dedichiamo un’antologia critica al capolavoro di Fritz Lang, tornato nelle sale nel restauro distribuito dalla Cineteca di Bologna. Perché, come scrive Tom Gunning: “M è il film più universalmente apprezzato di Lang. La complessità e l’originalità della sua struttura, la studiata ambiguità e ambivalenza dei suoi temi, la forza delle immagini e del suono gli garantiscono un posto di rilievo nella storia del cinema”.
L’arte di tradurre il cinema: intervista a Elisabetta Cova
Durante Il Cinema Ritrovato XL, Le Monde Est à Nous, associazione nata dall’esperienza del progetto educativo della Cineteca di Bologna CR Young, ha voluto dar voce alle persone che muovono il mondo del cinema da dietro le quinte e che spesso non ricevono la visibilità che meritano. Tra queste, l’interprete Elisabetta Cova, che da anni si occupa di tradurre gli incontri con ospiti del calibro di Martin Scorsese, Wim Wenders, Luca Guadagnino e Wes Anderson, rendendo i loro racconti accessibili a tutta la comunità.
“Putney Swope” come cult sociopolitico
Putney Swope affonda le sue radici nel mondo della pubblicità che Downey conosceva fin troppo bene. L’idea di fondo e geniale. Quando l’amministratore delegato di un’agenzia pubblicitaria muore improvvisamente, un sottopagato membro afroamericano del consiglio (Arnold Johnson nel ruolo del protagonista Putney) viene eletto dopo che gli altri membri bianchi votano per lui, ciascuno convinto di essere il solo. Una volta al potere, Putney ribattezza la compagnia con il nome rivoluzionario Truth and Soul, Inc. e sfrutta cinicamente gli impulsi più bassi dei consumatori creando spot offensivi ma estremamente redditizi.
“I pugni in tasca” restaurato: documenti e rarità
“In questo film c’è di tutto, davvero: odio e amore della famiglia, ambiguità dei rapporti fraterni, attrazione verso la morte, entusiasmo per la vita, volontà astratta di azione, furore impotente, malinconia morbosa, violenza profanatoria e infine, a sfondo di tutto questo, il senso cupo e fatale di una provincia senza speranza”. Così scriveva Alberto Moravia dei Pugni in tasca. Si moltiplicano poi i documenti che fanno luce sul film, ma che hanno anche un valore a se stante.
“I pugni in tasca” secondo la critica d’epoca
Torniamo su I pugni in tasca, con alcune recensioni d’epoca, ad opera tra gli altri di Alberto Moravia, Goffredo Fofi e Roger Tailleur. Da Moravia: “l regista ha sentito che la violenza della sua polemica contro una certa società non poteva giustificarsi se non esplodendo in tragedia; e così si è posto il problema di come arrivare a inserire fatti grossi quali il matricidio e il fratricidio senza far saltare la fragile cornice naturalistica”.
La genesi del mito. “Fino all’ultimo respiro” tra soggetto e spontaneismo cinefilo
Ecco come ci ricorda la genesi del film Alberto Farassino: ” ‘Un mese dopo l’uscita di I quattrocento colpi Godard mi ha chiesto di lasciargli la sceneggiatura di À bout de souffle per farla leggere a Georges de Beauregard. Era una storia che avevo scritto qualche anno prima’. È François Truffaut che ricorda come sia nato il primo lungometraggio di Godard, del quale risulta autore del soggetto mentre un altro amico, Chabrol, vi è accreditato come “consigliere tecnico”. Ma certamente i due nomi già affermati appaiono nei titoli di testa più come amichevole sostegno, e affermazione di una solidarietà di gruppo, che per il contributo realmente prestato. À bout de souffle non solo è, da cima a fondo, di Godard, ma è Godard”.
“Fino all’ultimo respiro” e la critica
L’uscita in sala della versione restaurata di Fino all’ultimo respiro ci consente di proporre – come di consueto nel caso del progetto Cinema Ritrovato al Cinema – un’antologia critica d’epoca e fino ai nostri anni. Affascinante, tra gli altri, l’approccio di Jean-Claude Izzo, grande scrittore di noir, che ha scritto: “Quando ha la meglio sulla poesia la realtà si traduce così: in variazioni sulla morte. Insomma, fino all’ultimo respiro. Non rivedere questo film (per la seconda o la centesima volta) sarebbe, come è stato scritto allora, privarsi di emozioni tra le più belle e forti che il cinema abbia proposto in questi ultimi tempi”.
Il meglio del 2025 secondo i redattori
Anche quest’anno – dopo aver pubblicato la classifica generale – offriamo i tre film preferiti dei nostri redattori. Si conferma la ricchezza dell’offerta cinematografica di questa stagione. In ogni caso, le preferenze espresse dai redattori di Cinefilia Ritrovata possono fungere anche da guida appassionata per una stagione cinematografica tutta da riscoprire anche nei prossimi tempi.
I migliori film del 2025
Il 2025 è stato un anno molto vario, appassionante, pieno di oggetti cinematografici curiosi, piccoli e grandi. Vince la classifica generale dei redattori il film di Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopol’altra – capace di mettere insieme cinema d’autore, spettacolo e star system. Seguono altri titoli che spaziano geograficamente e culturalmente tra Italia, Iran, USA e cosmopolitismo. Segnale incoraggiante di varietà della proposta artistica.
Omaggio a Goffredo Fofi – L’avventurosa storia di come Bolognini produsse Pasolini rifiutato da Fellini
Come tributo a Goffredo Fofi, peschiamo dalla formidabile cornucopia di L’avventurosa storia del cinema italiano la ricostruzione a tre voci (Fellini, Pasolini, Bolognini) della vicenda produttiva di Accattone – e di come abbiamo rischiato di non veder realizzato il capolavoro del 1961.
Omaggio a Goffredo Fofi – L’avventurosa storia produttiva della Bibbia secondo John Huston
Offriamo ai lettori, in tributo a Goffredo Fofi, alcuni estratti di L’avventurosa storia del cinema italiano. Da La dolce vita a C’era una volta il West. Volume terzo, a cura di Franca Faldini e Goffredo Fofi, Edizioni Cineteca di Bologna, 2021. Oggi tocca all’esilarante racconto di Bruno Todini, produttore esecutivo del film di John Huston. “Quando ho fatto La Bibbia, per De Laurentiis, dopo otto mesi di lavoro ho dato le dimissioni, perché era diventata una gabbia di matti, tipico esempio della commistione dei difetti italiani e americani”. E gli aneddoti che seguono sono irresistibili.
Omaggio a Goffredo Fofi – L’avventurosa storia del western all’italiana
Offriamo come tributo al ricordo di Goffredo Fofi alcuni estratti di L’avventurosa storia del cinema italiano. Da La dolce vita a C’era una volta il West. Volume terzo, a cura di Franca Faldini e Goffredo Fofi, Edizioni Cineteca di Bologna, 2021. Ecco una ricostruzione orale della splendida avventura del western all’italiana. Sergio Leone diceva: “Io non ero affatto un patito di western. Ero un patito di buoni film e tra i buoni film includevo alcuni western. Spesso hanno fatto degli accostamenti tra Ford e me. Ecco, io la penso così: Ford era un ottimista, mentre io sono un pessimista”.
Il campo di battaglia comico di Stanlio e Ollio
È una questione di tempistiche, nella musica come nelle comiche. Solo che, per il buon funzionamento di queste ultime, spesso è imperativo sbagliare deliberatamente i tempi d’ingresso e d’uscita, dando un nuovo significato alla nozione di ritmo giusto. É dunque cos’altro possono fare Laurel & Hardy, rispettivamente al clarinetto e al corno, se non sabotare l’amalgama armonico dell’orchestra in cui suonano?
Tutto Kurosawa – “Cane randagio” e il Giappone post-bellico
“Nessuna lavorazione è andata liscia per me come quella di Cane randagio. Perfino le condizioni meteorologiche sembravano collaborare. In una scena di sera avevamo bisogno d’un temporale. Tirammo fuori il camion dei pompieri e preparammo la macchina da presa. Appena ordinai di azionare gli idranti e di cominciare a riprendere, scoppiò all’istante una tremenda bufera. Girammo una sequenza magnifica” (Akira Kurosawa).
Tutto Kurosawa – “Vivere” tra lirismo e satira
André Bazin: “Vivere è giapponese come M era tedesco o Quarto potere americano. Nessun bisogno di dover tradurre mentalmente una modalità culturale in un’altra per leggere chiaramente e nello stesso tempo l’ispirazione particolare e la significazione generale.
Il carattere cosmopolita di Vivere non è geografico ma geologico, ha origine nel profondo della falda morale sotterranea dove Kurosawa ha saputo andare a cercarlo. Ma poiché si tratta di uomini del nostro tempo, Kurosawa ha diritto di attingere alla retorica cinematografica mondiale come James Joyce nel vocabolario di tutte le lingue”.
Il meglio del 2024 secondo i redattori
Anche quest’anno – dopo aver pubblicato la classifica generale – offriamo i 3 film preferiti (in ordine alfabetico) dei nostri redattori. Si conferma la ricchezza dell’offerta cinematografica di questa stagione. In ogni caso, le preferenze espresse dai redattori di Cinefilia Ritrovata possono fungere anche da guida appassionata per una stagione cinematografica tutta da riscoprire anche nei prossimi tempi.
I migliori film del 2024
Il 2024 è stato un anno meno netto del 2023 quanto a fenomeni cinematografici, ma anche molto vario, appassionante, diverso dal solito. Vince la classifica generale dei redattori un film uscito a inizio anno, e destinato a restare nella storia del cinema contemporaneo, La zona d’interesse. Seguono altri titoli che spaziano dall’horror femminista d’autore (Povere creature!, The Substance) al mélo altrettanto autoriale (Estranei) e all’opera del regista italiano con il linguaggio più internazionale (Luca Guadagnino col suo Challengers).
“La donna di Parigi” miglior film dell’anno
In periodo di classifiche di fine anno è sorprendente scoprire che La donna di Parigi di Charlie Chaplin, del 1923, svettava in cima alle liste di due rinomati critici americani, Andrew Sarris e Molly Haskell, nell’anno… 1976! In occasione dell’uscita del cofanetto edito dalla Cineteca di Bologna, riportiamo due brani dal libretto che accompagna il film, il primo tratto dall’introduzione della curatrice Cecilia Cenciarelli, il secondo, appunto, l’articolo di Andrew Sarris che eleggeva Chaplin a trionfatore tra le proposte cinematografiche di quell’anno.