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“I pugni in tasca” restaurato: documenti e rarità

“In questo film c’è di tutto, davvero: odio e amore della famiglia, ambiguità dei rapporti fraterni, attrazione verso la morte, entusiasmo per la vita, volontà astratta di azione, furore impotente, malinconia morbosa, violenza profanatoria e infine, a sfondo di tutto questo, il senso cupo e fatale di una provincia senza speranza”. Così scriveva Alberto Moravia dei Pugni in tasca. Si moltiplicano poi i documenti che fanno luce sul film, ma che hanno anche un valore a se stante.

“I pugni in tasca” secondo la critica d’epoca

Torniamo su I pugni in tasca, con alcune recensioni d’epoca, ad opera tra gli altri di Alberto Moravia, Goffredo Fofi e Roger Tailleur. Da Moravia: “l regista ha sentito che la violenza della sua polemica contro una certa società non poteva giustificarsi se non esplodendo in tragedia; e così si è posto il problema di come arrivare a inserire fatti grossi quali il matricidio e il fratricidio senza far saltare la fragile cornice naturalistica”.

La genesi del mito. “Fino all’ultimo respiro” tra soggetto e spontaneismo cinefilo

Ecco come ci ricorda la genesi del film Alberto Farassino: ” ‘Un mese dopo l’uscita di I quattrocento colpi Godard mi ha chiesto di lasciargli la sceneggiatura di À bout de souffle per farla leggere a Georges de Beauregard. Era una storia che avevo scritto qualche anno prima’. È François Truffaut che ricorda come sia nato il primo lungometraggio di Godard, del quale risulta autore del soggetto mentre un altro amico, Chabrol, vi è accreditato come “consigliere tecnico”. Ma certamente i due nomi già affermati appaiono nei titoli di testa più come amichevole sostegno, e affermazione di una solidarietà di gruppo, che per il contributo realmente prestato. À bout de souffle non solo è, da cima a fondo, di Godard, ma è Godard”.

“Fino all’ultimo respiro” e la critica

L’uscita in sala della versione restaurata di Fino all’ultimo respiro ci consente di proporre – come di consueto nel caso del progetto Cinema Ritrovato al Cinema – un’antologia critica d’epoca e fino ai nostri anni. Affascinante, tra gli altri, l’approccio di Jean-Claude Izzo, grande scrittore di noir, che ha scritto: “Quando ha la meglio sulla poesia la realtà si traduce così: in variazioni sulla morte. Insomma, fino all’ultimo respiro. Non rivedere questo film (per la seconda o la centesima volta) sarebbe, come è stato scritto allora, privarsi di emozioni tra le più belle e forti che il cinema abbia proposto in questi ultimi tempi”.

Il meglio del 2025 secondo i redattori

Anche quest’anno – dopo aver pubblicato la classifica generale – offriamo i tre film preferiti dei nostri redattori. Si conferma la ricchezza dell’offerta cinematografica di questa stagione. In ogni caso, le preferenze espresse dai redattori di Cinefilia Ritrovata possono fungere anche da guida appassionata per una stagione cinematografica tutta da riscoprire anche nei prossimi tempi. 

I migliori film del 2025

Il 2025 è stato un anno molto vario, appassionante, pieno di oggetti cinematografici curiosi, piccoli e grandi.  Vince la classifica generale dei redattori il film di Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopol’altra – capace di mettere insieme cinema d’autore, spettacolo e star system. Seguono altri titoli che spaziano geograficamente e culturalmente tra Italia, Iran, USA e cosmopolitismo. Segnale incoraggiante di varietà della proposta artistica. 

Omaggio a Goffredo Fofi – L’avventurosa storia di come Bolognini produsse Pasolini rifiutato da Fellini

Come tributo a Goffredo Fofi, peschiamo dalla formidabile cornucopia di L’avventurosa storia del cinema italiano la ricostruzione a tre voci (Fellini, Pasolini, Bolognini) della vicenda produttiva di Accattone – e di come abbiamo rischiato di non veder realizzato il capolavoro del 1961. 

Omaggio a Goffredo Fofi – L’avventurosa storia produttiva della Bibbia secondo John Huston

Offriamo ai lettori, in tributo a Goffredo Fofi, alcuni estratti di L’avventurosa storia del cinema italiano. Da La dolce vita C’era una volta il West. Volume terzo, a cura di Franca Faldini e Goffredo Fofi, Edizioni Cineteca di Bologna, 2021. Oggi tocca all’esilarante racconto di Bruno Todini, produttore esecutivo del film di John Huston. “Quando ho fatto La Bibbia, per De Laurentiis, dopo otto mesi di lavoro ho dato le dimissioni, perché era diventata una gabbia di matti, tipico esempio della commistione dei difetti italiani e americani”. E gli aneddoti che seguono sono irresistibili. 

Omaggio a Goffredo Fofi – L’avventurosa storia del western all’italiana

Offriamo come tributo al ricordo di Goffredo Fofi alcuni estratti di L’avventurosa storia del cinema italiano. Da La dolce vita C’era una volta il West. Volume terzo, a cura di Franca Faldini e Goffredo Fofi, Edizioni Cineteca di Bologna, 2021. Ecco una ricostruzione orale della splendida avventura del western all’italiana. Sergio Leone diceva: “Io non ero affatto un patito di western. Ero un patito di buoni film e tra i buoni film includevo alcuni western. Spesso hanno fatto degli accostamenti tra Ford e me. Ecco, io la penso così: Ford era un ottimista, mentre io sono un pessimista”.

Il campo di battaglia comico di Stanlio e Ollio

È una questione di tempistiche, nella musica come nelle comiche. Solo che, per il buon funzionamento di queste ultime, spesso è imperativo sbagliare deliberatamente i tempi d’ingresso e d’uscita, dando un nuovo significato alla nozione di ritmo giusto. É dunque cos’altro possono fare Laurel & Hardy, rispettivamente al clarinetto e al corno, se non sabotare l’amalgama armonico dell’orchestra in cui suonano?

Tutto Kurosawa – “Cane randagio” e il Giappone post-bellico

“Nessuna lavorazione è andata liscia per me come quella di Cane randagio. Perfino le condizioni meteorologiche sembravano collaborare. In una scena di sera avevamo bisogno d’un temporale. Tirammo fuori il camion dei pompieri e preparammo la macchina da presa. Appena ordinai di azionare gli idranti e di cominciare a riprendere, scoppiò all’istante una tremenda bufera. Girammo una sequenza magnifica” (Akira Kurosawa).

Tutto Kurosawa – “Vivere” tra lirismo e satira

André Bazin: “Vivere è giapponese come M era tedesco o Quarto potere americano. Nessun bisogno di dover tradurre mentalmente una modalità culturale in un’altra per leggere chiaramente e nello stesso tempo l’ispirazione particolare e la significazione generale.
Il carattere cosmopolita di Vivere non è geografico ma geologico, ha origine nel profondo della falda morale sotterranea dove Kurosawa ha saputo andare a cercarlo. Ma poiché si tratta di uomini del nostro tempo, Kurosawa ha diritto di attingere alla retorica cinematografica mondiale come James Joyce nel vocabolario di tutte le lingue”. 

Il meglio del 2024 secondo i redattori

Anche quest’anno – dopo aver pubblicato la classifica generale – offriamo i 3 film preferiti (in ordine alfabetico) dei nostri redattori. Si conferma la ricchezza dell’offerta cinematografica di questa stagione. In ogni caso, le preferenze espresse dai redattori di Cinefilia Ritrovata possono fungere anche da guida appassionata per una stagione cinematografica tutta da riscoprire anche nei prossimi tempi. 

I migliori film del 2024

Il 2024 è stato un anno meno netto del 2023 quanto a fenomeni cinematografici, ma anche molto vario, appassionante, diverso dal solito.  Vince la classifica generale dei redattori un film uscito a inizio anno, e destinato a restare nella storia del cinema contemporaneo, La zona d’interesse. Seguono altri titoli che spaziano dall’horror femminista d’autore (Povere creature!The Substance) al mélo altrettanto autoriale (Estranei) e all’opera del regista italiano con il linguaggio più internazionale (Luca Guadagnino col suo Challengers).

“La donna di Parigi” miglior film dell’anno

In periodo di classifiche di fine anno è sorprendente scoprire che La donna di Parigi di Charlie Chaplin, del 1923, svettava in cima alle liste di due rinomati critici americani, Andrew Sarris e Molly Haskell, nell’anno… 1976! In occasione dell’uscita del cofanetto edito dalla Cineteca di Bologna, riportiamo due brani dal libretto che accompagna il film, il primo tratto dall’introduzione della curatrice Cecilia Cenciarelli, il secondo, appunto, l’articolo di Andrew Sarris che eleggeva Chaplin a trionfatore tra le proposte cinematografiche di quell’anno.

Wim Wenders on the road

“Molti dei miei film iniziano con delle mappe stradali invece che con delle sceneggiature. A volte è come volare alla cieca, senza strumenti. Voli per tutta la notte e al mattino arrivi da qualche parte. Vale a dire: devi provare ad atterrare da qualche parte, così il film può finire.
Paris, Texas è venuto fuori in modo diverso dai miei film precedenti. Ancora una volta, abbiamo volato tutta la notte senza strumenti, passando attraverso qualche tempesta, ma questa volta siamo atterrati esattamente dove intendevamo” (Wim Wenders).

“Paris, Texas” e la critica

“Come spesso in Wenders il viaggio geografico è insieme viaggio interiore, alla scoperta di sé e dei propri sentimenti, affrontati con una semplicità capace di riscattare un’emotività tanto diretta da sembrare anche banale (come a volte nei testi di Sam Shepard che co-sceneggia) ma che sa toccare temi centrali come la solitudine, il senso di abbandono, il perdono di sé, la redenzione. Grazie anche alla prova perfetta di Harry Dean Stanton e della ventiduenne Nastassja Kinski” (Paolo Mereghetti).

Inventare Clint Eastwood (e inventare Sergio Leone)

Sergio Leone: “Andai a prenderlo all’aeroporto. Arrivò vestito col cattivo gusto degli studenti americani. Me ne fregavo. Erano il suo viso e la sua goffaggine a interessarmi. Parlava poco, come in Rawhide. Mi ha detto semplicemente: «Faremo un buon western insieme». Gli ho messo un poncho per ingrossarlo un po’. E un cappello. Nessun problema. Quadrava tutto, tranne che non aveva mai fumato. E si è ritrovato con un toscano in bocca, un sigaro duro e molto forte. Fu il suo unico calvario”. 

“Per un pugno di dollari” e la critica

La critica fu spiazzata dalla rivoluzione leoniana, e la famosa stroncatura di Mario Soldati aprì un periodo di feroce opposizione intellettuale alla violenza del western all’italiana. Poi nel tempo le cose sono cambiate, e quell’immoralità così indigesta fu compresa nella sua complessità e in un quadro di riferimenti culturali e sociali assai più ampi. 

“La camera verde” e la tenerezza truffautiana

Dagli Archivi spuntano sempre formidabili tesori legati alla cinefilia. Nel 2011, la figlia di Franco La Polla, Susanna, ha deciso di donare alla Cineteca di Bologna un’ampia collezione di volumi appartenuti a Franco. I volumi sono stati tutti catalogati e sono disponibili alla consultazione presso la Biblioteca Renzo Renzi. Successivamente si è concluso anche il progetto di spoglio e digitalizzazione di tutti gli scritti che Franco ha realizzato per la Cineteca e per altri circoli del cinema: saggi, recensioni, articoli e monografie. Ne estraiamo un testo prezioso.