“Wildhood” al Gender Bender 2022

Wildhood (2021) elude una precisa definizione di genere cinematografico, evocando l’intersezionalità fin dal titolo, che definisce il passaggio tra l’infanzia e l’età adulta per tutti gli esseri viventi.  L’originale narrazione del film di Bretten Hannam, sostenuta da un’attenta regia e da una recitazione efficace e senza facili enfasi, fonde convenzioni del film di formazione, del road movie, della commedia sentimentale queer affermando l’identità etnica e sessuale dei protagonisti. 

“Sisters With Transistors” al Gender Bender 2022

Narrato dalla voce dell’artista e musicista americana Laurie Anderson, Sisters With Transistors non è un semplice documentario sulla musica elettronica ma un importante tributo al lavoro pionieristico di un gruppo di donne in un campo, quello della composizione musicale, considerato di quasi esclusiva pertinenza maschile. Per sconfinare nella composizione musicale, le donne al centro del documentario dell’esordiente Lisa Rovner hanno inoltre utilizzato nuove tecnologie concepite dal senso comune come proprietà maschile. Sisters With Transistors mette al centro della propria narrazione il contributo di artiste donne allo sviluppo del genere della musica elettronica.

“Poppy Fields” al Gender Bender 2022

Pluripremiato nel circuito dei festival europei e nord-americani sia per l’intensa recitazione dell’attore principale, Conrad Mericoffer, che per la talentuosa regia dell’esordiente Eugen Jebeleanu, Poppy Fields (2020) evoca, fin dal titolo, il tema del conflitto e della morte. Il papavero è, infatti, il fiore simbolo del sacrificio dei caduti durante la prima guerra mondiale. Pur non essendo un film sulla prima guerra mondiale e svolgendosi claustrofobicamente all’interno di spazi chiusi, mette in scena una serie di conflitti, pubblici e privati, interiori e sociali, che spingono il protagonista verso una condizione di morte affettiva e di sacrificio della propria identità.

“My Emptiness and I” al Gender Bender 2022

Nel corso del film, la protagonista condivide il suo dubbio principale, ovvero se sia necessario che una persona debba arrivare a modificare il proprio corpo per trovare una comunità di riferimento e per essere socialmente accettabile, con colleghe, amici, gruppi queer, medici, famigliari lontani e artisti. Tutti la sostengono, ma, in qualche modo, le chiedono di fare una scelta definitiva che Raphi sente dover invece essere l’esito di un percorso vissuto da lei in prima persona. Fin dal titolo, diviso tra vuoto e affermazione dell’io, tutto il film verte sulla percezione di scissione e di polarità binarie che Raphi avverte come un’imposizione e vuole invece ridiscutere.

Argento Queer. “Cut” al Gender Bender 2022

L’uso di Dario Argento in un contesto queer è sicuramente il tratto più affascinante del film e di sicuro interesse per cinefili, in quanto amplifica e sovverte in modo ironico alcuni personaggi e situazioni presenti nelle narrazioni del maestro del giallo italiano e di altri registi del genere. Fin dagli esordi negli anni 70, Argento ha inserito nei suoi film personaggi omosessuali, maschili e femminili. La critica si è spesso divisa in letture contrastanti: conferma degli stereotipi di genere della cultura dominante o, al contrario, tentativo di rappresentare quello che l’industria culturale voleva censurare?