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“I pugni in tasca” restaurato: documenti e rarità
“In questo film c’è di tutto, davvero: odio e amore della famiglia, ambiguità dei rapporti fraterni, attrazione verso la morte, entusiasmo per la vita, volontà astratta di azione, furore impotente, malinconia morbosa, violenza profanatoria e infine, a sfondo di tutto questo, il senso cupo e fatale di una provincia senza speranza”. Così scriveva Alberto Moravia dei Pugni in tasca. Si moltiplicano poi i documenti che fanno luce sul film, ma che hanno anche un valore a se stante.
Aldo Tassone o il cinema come ragione di vita
Tassone può essere tranquillamente definito il maggiore esperto italiano di cinema francese. Ne fanno fede, oltre a varie pubblicazioni, quegli oltre vent’anni passati a dirigere “France cinéma”, che resterà nella memoria non solo per le personali (Resnais, Melville, Bresson ecc..) ma anche per i suoi cataloghi, vere e proprie imprese editoriali. A parte i francesi (e a parte Kurosawa), Tassone coltiva un’altra grande passione di tutta una vita: Federico Fellini.
“Gioventù perduta” e la borghesia criminale di Germi
Gioventù perduta bilancia questa prima illustrazione di una classe borghese criminale, che verrà ripresa successivamente da Antonioni ne I vinti (1953) e in film ormai dimenticati come Gioventù alla sbarra (1953) di Ferruccio Cerio e I colpevoli (1957) di Turi Vasile, affiancando alla storia del delitto quella dell’indagine. Questa seconda dovrebbe mostrarci la speranza di chi, per citare il pressbook, “per il bene combatte con coraggio e lealtà”.
In ricordo di Virgilio Tosi
Nasceva 100 anni fa Virgilio Tosi. Grande intellettuale eclettico, sperimenta con le sceneggiature cinematografiche, assieme a Zavattini, a Damiani e ad altri. È uno dei fondatori della Cineteca di Milano e resta segretario della FICC fino al 1952. Quindi scopre la sua vera vocazione: il documentario scientifico (“chimica… la mia passione!”). Il resto è storia nota. Che qui ricostruiamo.
Omaggio a Goffredo Fofi – L’avventurosa storia di come Bolognini produsse Pasolini rifiutato da Fellini
Come tributo a Goffredo Fofi, peschiamo dalla formidabile cornucopia di L’avventurosa storia del cinema italiano la ricostruzione a tre voci (Fellini, Pasolini, Bolognini) della vicenda produttiva di Accattone – e di come abbiamo rischiato di non veder realizzato il capolavoro del 1961.
Omaggio a Goffredo Fofi – L’avventurosa storia produttiva della Bibbia secondo John Huston
Offriamo ai lettori, in tributo a Goffredo Fofi, alcuni estratti di L’avventurosa storia del cinema italiano. Da La dolce vita a C’era una volta il West. Volume terzo, a cura di Franca Faldini e Goffredo Fofi, Edizioni Cineteca di Bologna, 2021. Oggi tocca all’esilarante racconto di Bruno Todini, produttore esecutivo del film di John Huston. “Quando ho fatto La Bibbia, per De Laurentiis, dopo otto mesi di lavoro ho dato le dimissioni, perché era diventata una gabbia di matti, tipico esempio della commistione dei difetti italiani e americani”. E gli aneddoti che seguono sono irresistibili.
Omaggio a Goffredo Fofi – L’avventurosa storia del western all’italiana
Offriamo come tributo al ricordo di Goffredo Fofi alcuni estratti di L’avventurosa storia del cinema italiano. Da La dolce vita a C’era una volta il West. Volume terzo, a cura di Franca Faldini e Goffredo Fofi, Edizioni Cineteca di Bologna, 2021. Ecco una ricostruzione orale della splendida avventura del western all’italiana. Sergio Leone diceva: “Io non ero affatto un patito di western. Ero un patito di buoni film e tra i buoni film includevo alcuni western. Spesso hanno fatto degli accostamenti tra Ford e me. Ecco, io la penso così: Ford era un ottimista, mentre io sono un pessimista”.
Dario Zanelli e la “recenzione”. Critica e cultura tra Vancini e Antonioni
All’epoca (8 settembre 1960) si mandavano ancora i telegrammi. E per farlo si parlava al telefono con un impiegato incaricato di trascrivere il testo. Quindi possiamo tranquillamente imputare a lui lo strafalcione. La “mostra finita” è quella di Venezia, il film è La lunga notte del ’43, opera prima di Florestano Vancini. Nella “recenzione” in questione (Il Resto del Carlino, 29 agosto 1960). Zanelli aveva sostenuto tesi controverse.
Nel mondo di Dario Zanelli
Parafrasando il titolo del libro di Dario Zanelli, Nel mondo di Federico – Fellini di fronte al suo cinema (e a quello degli altri), che Dario scrisse nel 1987, vi presento mio padre, giornalista, critico cinematografico e grande amico di Federico Fellini. Sono passati 25 anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 10 maggio del 2000, e mi chiedo quanti tra voi che state leggendo questa breve nota, lo conoscano. Probabilmente non i giovanissimi, nati negli anni 2000 come mio nipote Federico (come Fellini, naturalmente) che non ha avuto il piacere di conoscerlo. Proviamo a farlo con questo ricordo.
“Essere donne” di Cecilia Mangini. Storia di un boicottaggio
Il documentario Essere donne (1965), girato da Cecilia Mangini è stato all’epoca ingiustamente boicottato dagli stessi produttori e registi che facevano parte della Commissione ministeriale che decideva delle sorti dei medio e cortometraggi che accompagnavano la programmazione dei film nelle sale. Non ottenere l’appoggio degli esercenti e neppure il premio di qualità, significava negare una vita sullo schermo al proprio film. Era un modo subdolo per censurare indirettamente quei documentari che affrontavano argomenti scomodi che il governo non desiderava far arrivare al pubblico.
“La donna di Parigi” miglior film dell’anno
In periodo di classifiche di fine anno è sorprendente scoprire che La donna di Parigi di Charlie Chaplin, del 1923, svettava in cima alle liste di due rinomati critici americani, Andrew Sarris e Molly Haskell, nell’anno… 1976! In occasione dell’uscita del cofanetto edito dalla Cineteca di Bologna, riportiamo due brani dal libretto che accompagna il film, il primo tratto dall’introduzione della curatrice Cecilia Cenciarelli, il secondo, appunto, l’articolo di Andrew Sarris che eleggeva Chaplin a trionfatore tra le proposte cinematografiche di quell’anno.
Chi è Renzo Renzi? Ritratto di vita a 20 anni dalla morte
Renzo Renzi è stato un maestro indiscusso della polemica intesa come forma di animazione culturale volta a provocare un dibattito il più ampio possibile su questioni sociali, economiche, politiche e culturali di scottante attualità ma generalmente ignorate per mancanza di informazione, indifferenza, ipocrisia, quieto vivere, malafede, fanatismo, disonestà intellettuale e convenienza politico-ideologica e/o economica.
Cara Sophia… sei una canaglia! Lo scambio epistolare Blasetti/Loren
Di Sophia, Blasetti ha afferrato immediatamente le potenzialità; dietro la bellezza prosperosa, una donna con tutte le qualità per diventare un’attrice di prim’ordine. Blasetti ne è completamente soggiogato. Lo scambio epistolare tra il regista e Sophia Loren nel corso del 1957, all’indomani del successo di Peccato che sia una canaglia (1954) e di La fortuna di essere donna (1956), mette in scena un Blasetti inedito, geloso, ferito nell’amor proprio dall’aver scoperto che in un’intervista, lei ha dichiarato che tra le sue interpretazioni preferite c’è la pizzaiola di L’oro di Napoli (1954).
La genesi di “Miracolo a Milano”
La genesi di questo film risale a molti anni prima e coincide con l’inizio del rapporto osmotico che lega Cesare Zavattini e Vittorio De Sica per tutta la vita. Nel 1939, De Sica pone fine ai tentennamenti del regista e produttore Giuseppe Amato, comprando direttamente da Zavattini il soggetto dal titolo Diamo a tutti un cavallo a dondolo, con l’intenzione di proporlo al regista Mario Camerini.
“La camera verde” e la tenerezza truffautiana
Dagli Archivi spuntano sempre formidabili tesori legati alla cinefilia. Nel 2011, la figlia di Franco La Polla, Susanna, ha deciso di donare alla Cineteca di Bologna un’ampia collezione di volumi appartenuti a Franco. I volumi sono stati tutti catalogati e sono disponibili alla consultazione presso la Biblioteca Renzo Renzi. Successivamente si è concluso anche il progetto di spoglio e digitalizzazione di tutti gli scritti che Franco ha realizzato per la Cineteca e per altri circoli del cinema: saggi, recensioni, articoli e monografie. Ne estraiamo un testo prezioso.
Milano ha perso la testa per “La dolce vita”
Molti i tesori contenuti nel fondo Calendoli della Cineteca di Bologna. Non poteva mancare un pezzo su La dolce vita (1960). Scelta difficile perché molti intellettuali hanno scritto pro o contro su questa pietra miliare del cinema mondiale all’epoca della sua tanto discussa uscita; Pasolini, Fortini, Montanelli, Moravia, Mosca, Russo, Spriano, solo per citarne alcuni in ambito nazionale. Ma sul cinema di Fellini, mancano le voci femminili del Belpaese. E quella di Camilla Cederna è così originale, fuori dal coro, che era ingiusto non riportarne almeno un estratto.
Chaplin incontra Fellini. Dialogo sopra due massimi sistemi
Se come scrive Jean Starobinski, l’altezza vertiginosa è al contempo la dimensione del clown acrobata e l’allegoria dell’atto poetico e creativo, allora, si può immaginare Fellini come un funambolo che, per attraversare l’abisso che lo separa dal suo film, mette in scena i propri incubi, fobie e desideri, compiendo metaforicamente un numero acrobatico che non ha bisogno di nessuna giustificazione al di fuori sé. Ciò che libera Fellini/Guido, ciò che lo redime è un atto d’amore nei confronti del mondo dell’arte, un atto di fiducia totale nelle infinite possibilità di combinazione della sua fantasia. Similmente Chaplin/Charlot si libera delle proprie angosce rappresentandole in forma di pura poesia visiva.
Italo Calvino, Federico Fellini e il transatlantico Gloria N.
Proseguiamo il viaggio alla scoperta dei tesori contenuti nel fondo Calendoli con un altro grande della letteratura del Novecento. Le uscite dei film di Fellini hanno sempre generato fazioni di estimatori da un lato e di detrattori dall’altro. E così è stato per E la nave va (1983). Il 24 novembre 1983, su “Repubblica”, uscirono contemporaneamente due recensioni, una contro di Giorgio Bocca e una a favore di Italo Calvino. La scelta è caduta sul pezzo di quest’ultimo, non solo perché è una brillante analisi del film, ma anche perché contiene lungimiranti chiavi di lettura sulla società attuale.
“Lo sceicco bianco”, il primo film anarchico italiano
Nel 1952 Fellini non è ancora completamente Fellini e il film non viene capito. Selezionato per concorrere al Festival di Cannes accanto a Due soldi di speranza (Castellani), Umberto D. (De Sica), Il cappotto (Lattuada) e Guardie e Ladri (Monicelli-Steno), viene inspiegabilmente lasciato a casa, senza che, sembra, la commissione che dovrebbe decidere quali opere vadano ai festival internazionali, sia stata consultata. Questa commissione era stata voluta dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Giulio Andreotti ma chi aveva l’ultima parola era un uomo di fiducia del governo, Nicola De Pirro, fascista riciclato, tristemente noto durante il ventennio per le sue posizioni intransigenti e censorie. Fellini, appresa la notizia dell’esclusione del suo film, scrive subito una lettera a Blasetti e sicuro di poter contare sulla sua amicizia e appoggio, sfoga senza riserve la frustrazione dell’ingiustizia di cui si sente vittima
Alberto Arbasino e la zampata di Fellini
In occasione delle celebrazioni felliniane, proseguiamo con la pubblicazione di alcuni estratti di articoli che scrittori, poeti e intellettuali hanno dedicato al Maestro e al suo cinema, contenuti nel fondo Calendoli. È la volta di 8 e ½ e delle acute considerazioni sul film di Alberto Arbasino, scomparso il 22 marzo scorso. In questo pezzo di altissima levatura, apparso su “Il Giorno”, il 6 marzo 1963, lo scrittore sfodera tutte le armi del suo ben fornito arsenale letterario, riconoscendo a Fellini il ruolo di profeta del nuovo Verbo cinematografico. Nel testo sono presenti tutti gli elementi fortemente critici verso una tessitura narrativa tradizionalmente intesa che, nell’ottobre dello stesso anno, spinsero Arbasino stesso e altri intellettuali tra cui Umberto Eco, Angelo Guglielmi, Edorardo Sanguineti e Giuliano Scabia a fondare il Gruppo 63 con l’intento di sperimentare nuove forme linguistiche.