“Eraserhead” e la critica

Torna in prima visione, restaurato, Eraserhead – il primo capolavoro di David Lynch. Il piacere di rivedere su grande schermo il magnifico esordio del cinema americano si affianca allo stupore destato dalla magnifica terza stagione di Twin Peaks, collegata in molti modi a quel momento iniziale di circa 40 anni fa. L’opera struggente di un formidabile genio, parafrasando Dave Eggers, ci permette anche di scartabellare nella critica d’epoca e in quella successiva, di cui qui forniamo un primo assaggio. 

Cinema Ritrovato 2017: “Dawson City – Il tempo tra i ghiacci”

Le memorie dal sottosuolo d’America di Dawson City – Il tempo tra i ghiacci vivono soprattutto grazie al commento sonoro di Alex Somers, che va oltre il canonico accompagnamento, dando al montato un significato aggiunto non indifferente. Le melodie post-rock del leader dei Sigur Rós compongono un Requiem lisergico e sulfureo che diviene un tutt’uno con i film riemersi dalle fondamenta della cittadina canadese celebrata da Bill Morrison.

“Cenere e diamanti” o il martirio della nazione

Cenere e diamanti è tutto racchiuso nello spazio di una giornata. Inizia in un ambiente agreste lontano dalla città, con due uomini, il giovane Maciek e il più maturo Andrzej, incaricati di uccidere il segretario provinciale comunista, in arrivo su un auto che però ha a bordo due operai. Si sposta in città, dove il politico fa tappa per partecipare ad un banchetto (e per rintracciare il figlio) e Andrzej lascia a Maciek il compito di rimediare all’errore. Finisce all’alba dell’indomani, dopo una notte di rivelazioni esistenziali, con il sangue che sgorga dai petti trucidati dal piombo

Panchine, edifici e ponti: analisi oggettuale di “Manhattan”

La Manhattan di Woody Allen è avvolta da un alone misterioso e sinistro emanato dai suoi edifici, “high growths of iron, slender, strong, light, splendidly uprising toward clear skies”, queste sono le parole usate da Walt Whitman in Mannahatta, versi che ne cantano la potenza e la bellezza.

Rapsodia in bianco e nero: la musica sinuosa di “Manhattan”

Se, come il protagonista in una delle scene più famose del film, ci si mettesse sdraiati sul divano ad elencare le cose per cui vale la pena vivere, Manhattan potrebbe legittimamente rientrare, come tutto il grandissimo cinema, nella lista.

Détour intorno a “Manhattan”

Continuano, e si allargano a tutte le sale italiane, le proiezioni di Manhattan restaurato. Il capolavoro di Woody Allen non solo riguadagna il grande schermo dove le luci di Gordon Willis e le note di George Gershwin possono esaltarsi al meglio, ma ci riporta anche le tante cose scritte sul film da studiosi e critici.

Sogni di rock’n’roll: “Konkurs”

Il valore della componente musicale nel cinema di Miloš Forman risulta fondamentale fin dal suo primo lungometraggio Konkurs, uno dei più validi sguardi sulla generazione coetanea del regista, riflessione dolce-amara delle aspirazioni di una gioventù che non nasconde la propria contrapposizione ai costumi dei padri, non tanto per scelta ideologica, quanto piuttosto per natura. Un’opposizione spontanea che per la prima volta negli anni Sessanta trova, in tutto il mondo occidentale, la via di esprimersi collettivamente attraverso una cultura “altra” che rompe con il passato, risultando per questo incomprensibile e inaccettabile alla maggioranza degli adulti.

Antonioni, Vanessa e Verushka

In occasione della giornata dedicata a Blow-up, dedichiamo alcune riflessioni al film, partendo da punti di osservazione laterali e imprevisti.

Vivere la vita senza pensarci. “Uccellacci e uccellini”

Nuovo approfondimento su alcuni aspetti della carriera di Totò, indiscusso protagonista del cinema d’antan che in questi giorni ha suscitato, nei cinefili riuniti in questa redazione e non solo, nostalgie e risate di gioia; il cinquantenario della sua scomparsa è servito a ristabilire un contatto ideale con un attore classico e atipico nella stessa misura. Totò, oggi, continua a riempire i palinsesti portando avanti quella che in vita è stata la sua vocazione, verrebbe da definirlo ironicamente un companatico televisivo, non per sminuirne la forza ma per evidenziare l’inesauribile comicità di un personaggio che si considerava poco più di un cantastorie al servizio del pubblico, verso il quale ha sempre dimostrato sincera gratitudine.

Hippie a Central Park: “Hair”

 Era il 1967 quando la controcultura, di fatto già evolutasi in moda, arrivò in teatro grazie a Hair. E Miloš Forman era tra il pubblico. The American Tribal Love-Rock Musical era in linea con i tempi che raccontava: un seducente pot-pourri di amore libero, pacifismo, droghe e coscienza cosmica.

“Gli amori di una bionda”: dall’idea al film

    Come tutti i grandi film spontanei e ignari che sarebbero stati ancora visti dopo molti decenni, Gli amori di una bionda ha avuto una genesi composita e interessante. Recuperiamo alcune fonti critiche per conoscere retroscena storiografici e realizzativi.  Miloš Forman giunse con questo lungometraggio a firmare la sua terza opera, insieme al proprio gruppo artistico ormai collaudato, in cui lo affiancarono i futuri cineasti Ivan Passer e Jaroslav Papoušek, il direttore della fotografia...

“Gli amori di una bionda” e la critica

 

Torna in sala, a oltre 50 anni dalla sua uscita, Gli amori di una bionda. Il film, distribuito in versione originale con sottotitoli italiani, fu la prima affermazione internazionaledi Miloš Forman, con cui inaugurò ufficialmente la nová vlna, la nouvelle vague praghese. “Una piccola nazione come la Cecoslovacchia, minacciata per tutto il corso della sua storia da potenti vicini, non ha altri mezzi di sopravvivenza che mantenere il sense of humour”, disse il regista a proposito del suo piccolo, bellissimo film. Ecco una antologia critica di grande interesse. 

“Sing”: una fiaba sulla creatività simbolica

 

L’occasione di rivedere Sing ci offre il pretesto per tornare su un cartoon particolarmente intelligente e incompreso. Ecco un’analisi delle riflessioni che l’apparente semplicità del film nasconde tra le pieghe dei suoi formidabili personaggi.

“La febbre del sabato sera”, quarant’anni fa

    Nel dicembre del 1977, quando La febbre del sabato sera debutta nelle sale americane, il disprezzo crescente verso la nuova musica da ballo, la rapida ascesa del Punk e la scia di sangue lasciata nell’estate dello stesso anno dal Figlio di Sam per le strade di New York, allora mecca della Disco music, avevano già ridimensionato notevolmente il folgorante mito della discoteca. Considerato uno dei film più famosi della storia del cinema, a suo tempo campione di incassi che consacrò...

“Dawson City” e il suo regista Bill Morrison

Dawson City, Yukon, Canada. Tra la fine dell’Ottocento e gli anni Venti, ultimo avamposto della civiltà yankee. C’è un cinema e i film arrivano, con anni di ritardo; rispedire indietro le pellicole è troppo costoso. A fine anni Settanta, scavi in quello che era stato un campo da hockey ne riportano alla luce un piccolo giacimento, preservato nel ghiaccio. In molti casi, si tratta di film dati per perduti. Bill Morrison usa il found footage per creare Dawson City – Il tempo tra i ghiacci, documentario poetico e sperimentale, presentato a Venezia 2016 (e ora nuova proposta del progetto Cinema Ritrovato al cinema), dove ha suscitato stupore ed emozione. Conosciamo meglio il regista.

Dickens e Chaplin o le affinità elettive

L’affinità tra Dickens e Chaplin è un’evidenza critica fin dagli anni Dieci del Novecento. Un elemento innegabile che vale però la pena di esplorare, soprattutto per quanto riguarda Il monello. In gioventù, Chaplin fece scorpacciate di Dickens in tutte le salse. Il music hall in cui si formò derivava direttamente da Dickens. Early Birds, grande successo della compagnia di Fred Karno all’epoca in cui Chaplin entrò nella ‘Fun Factory’, nel 1908, si ispirava a Oliver Twist; un altro sketch, nel quale figurava Charlie stesso, ricordava le scene oniriche di Canto di Natale.

“Solo gli amanti sopravvivono”: sounds from the outer time

 

 

Continua la retrospettiva dedicata a Jim Jarmusch, e continuano gli approfondimenti di Cinefilia Ritrovata, in particolare sul rapporto tra cinema e musica presente nei film del regista indipendente americano. Solo gli amanti sopravvivono è una delle riuscite più potenti dell’ultimo Jarmusch e qui sotto ne analizziamo i motivi sonori.

Chaplin, “Il monello” e il montaggio

Eccoci ancora a parlare di Buster e Charlot, in occasione dell’uscita di Il monello. Storico collaboratore di Charlie Chaplin, Roland ‘Rollie’ Totheroh ricorda, a distanza di anni, il rocambolesco montaggio del Monello, segnato dalla battaglia legale dovuta al divorzio di Chaplin da Mildred Harris. Venne l’epoca del divorzio da Mildred Harris e dovemmo lasciare la città perché i legali minacciavano di pignorare tutti i beni di Charlie. All’epoca abitavo in Highland Avenue con mio figlio...

“Dead Man”: la musica dello spirito

Nata in occasione di Paterson, la retrospettiva dedicata a Jim Jarmusch dalla Cineteca di Bologna è un’ottima scusa per occuparsi nuovamente dei suoi film. Abbiamo chiesto a Lapo Gresleri e al gruppo di Leit Movie di parlarci musicalmente di alcune sue opere, oggi tocca a Dead Man.

“Mystery Train”, ballata per i fantasmi del rock

 

Nata in occasione di Paterson, la retrospettiva dedicata a Jim Jarmusch dalla Cineteca di Bologna è un’ottima scusa per occuparsi nuovamente dei suoi film. Abbiamo chiesto a Lapo Gresleri e al gruppo di Leit Movie di parlarci musicalmente di alcune sue opere, cominciando da Mystery Train.

“Il mago di Oz” visto con i miei figli

 

Oggi proponiamo un articolo un po’ diverso. Va bene affrontare criticamente, e attraverso materiali storici, il restauro di Il mago di Oz, ma in fondo noi adulti siamo in grado di comprendere se e come questo film può ancora parlare alle nuove generazioni? Abbiamo chiesto a Francesca Divella di fare un esperimento famigliare, dove cinefilia e stupore infantile si mescolano tra loro. Questo il (soddisfacente) risultato.