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La luce dalle viscere. “Crimes of the Future” e lo sguardo sul corpo

In Crimes of the Future Cronenberg immerge lo sguardo nel corpo verso una spasmodica ricerca di senso: gli organi diventano tele da incidere, i cadaveri poemi da leggere (e cercare di comprendere), le viscere bellezza interiore e il corpo viaggia più veloce della mente, che forse alla fine è soltanto una sua estensione difettosa. Body is reality. Girato in un’Atene irriconoscibile il film si muove fra relitti e rovine in ambientazioni quasi teatrali.

“Full Time” e il lavoro al ritmo di thriller

In Full time la Parigi da cartolina non trova e non deve trovare posto: la tour Eiffel è solo un brutto quadro in una camera d’albergo. Le corse parigine, impresse nella memoria cinefila e collettiva come simboli di leggerezza e liberazione, sono sostituite da un movimento violento e circolare, che trascina la protagonista Julie (Laure Calamy) da un impegno all’altro nelle sue giornate frenetiche. L’equilibrio precario di questa vita esplode con lo sciopero dei trasporti, ispirato al grande sciopero del ‘95 e a quello, più recente, iniziato alla fine del 2019 e frenato solo dall’epidemia.

“Macbeth” di Roman Polanski in un labirinto di specchi

Nel Macbeth di Polanski il cinema non è un modo per guardare le proprie ossessioni ma solo per perdersi dentro di esse, come in un labirinto di specchi. Il farmaco che l’uomo deve darsi da solo forse esiste, ma Polanski non ci crede o non lo conosce. La storia si afferma sull’arte ma solo piegata al desiderio: nel finale Donalbain, che fu storicamente re dopo Malcom, torna dalle streghe. Questo è l’unico vero tradimento a Shakespeare, il cui testo, anche se reso con naturalezza non teatrale, è seguito fedelmente. Il sigillo del regista sulla sua opera: la storia domina sulla finzione artistica e il finale positivo di Shakespeare è superato dal ciclico affermarsi del desiderio.

“La crociata” e la favola che sta per esplodere

Il miraggio di un mare in cui dorme la tempesta, così si potrebbe descrivere La crociata, una favola in cui tutto è sul punto di esplodere. Ma Garrel e Carrière disinnescano l’ordigno: basta indicarlo con ironia anche se a tratti indulgente. Davanti alla cecità dei genitori la minaccia di uno sterminio degli adulti (genitori), lanciata dai ragazzi (figli), rimane volutamente sospesa, non approfondita. Ottimo per il film che s’illumina di questa violenza accarezzata e risulta vivace, godibile, divertente con la macchina da presa che ora si muove frenetica da un volto all’altro e trema dietro Abel in una Parigi senz’aria ora si ferma ad abbracciare la tensione.