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“Let’s Kiss” e la rivoluzione gentile di Franco Grillini

La rivoluzione gentile di Franco Grillini, una rivoluzione “senza morti, senza feriti, senza spargimenti di sangue” ha potuto realizzarsi grazie alla sua autenticità di persona in primis, ed al coraggio di mettersi in discussione in tempi in cui parlare di omosessualità in modo pubblico significava attirare gli strali di fascisti, moralisti, perbenisti, cattolici integralisti. Ha ragione Grillini, nella testimonianza raccolta dal film, quando lamenta che “chi ha 20 anni adesso non sa nulla del passato, i giovani che dicono non è cambiato nulla mi fanno salire la mosca al naso perché non è vero, la rivoluzione c’è stata”. Ecco perché i ventenni di oggi, i millennials, dovrebbero correre in massa a vedere questo documentario.

Archeologia in analogico. Pasolini e la “Ricotta” inedita

Nell’incontro di presentazione della versione restaurata de La ricotta tenutosi durante l’ultima edizione del Cinema Ritrovato, Francesca Angelucci e Alberto Anile hanno raccontato la vicenda fortuita e incredibile del ritrovamento di una copia abbandonata del film Ro.Go.Pa.G. nei magazzini delle frontiere doganali ferroviarie, tra materiali destinati al macero. Una versione “intatta” de La ricotta di Pasolini, prima che l’urgenza del processo ne pretendesse i rimaneggiamenti, i tagli di circa dieci metri di pellicola, i ri-doppiaggi, gli spostamenti di primi piani con altri: La ricotta come Pasolini l’aveva pensata montata e licenziata per le sale.

“Deep Throat” ovvero come guardiamo un porno in sala oggi

Qualcuno ha scritto che questo film è un totem. E noi siamo totalmente in accordo con questa definizione di Deep Throat, il film che ha cambiato la storia del porno (o che ha tentato di farlo, anche se poi non è avvenuto, perché ancora oggi la pornografia è un ghetto), un film spartiacque capace di segnare in una immaginaria linea temporale della cinematografia non clandestina (ma legale) un Ante-Deep e un Dopo-Deep, il film che inventò il cosiddetto porno-chic (le coppiette andavano in sala mano nella mano a vederlo), il Via col vento del porno. Un film totem, un vero simulacro, che rappresenta l’essere stesso che è oggetto del culto: il porno.

“Il diavolo in calzoncini rosa” al Cinema Ritrovato 2022

Cukor mette la sua anima di esteta al servizio di un genere che potrebbe sembrare agli antipodi della sua ispirazione classica, trovando la giusta mediazione tra il suo mondo patinato e melodrammatico e lo scenario ben diverso fatto di fuorilegge, sceriffi indiani e cowboy, polvere, fango e tanti cavalli, insomma frontiera e conquista del West. La mediazione è ottenuta raccontando la storia di una compagnia teatrale girovaga che attraversa il west indenne tra minacce di indiani (che sembrano più desiderosi di mettere le mani sui lussuosi abiti di scena piumati che altro) e la scorta di mercenari cowboy.

“Peccato che sia una canaglia” e la nascita della diva

Per Peccato che sia una canaglia furono gli sceneggiatori Flaiano e Suso Cecchi D’Amico a imporre la presenza della Loren al produttore, suo futuro marito Carlo Ponti, poiché “avrebbero scritto il film solo a patto che lo avesse fatto Sophia”. Ponti non era convinto, diceva “sono anni che gira per Cinecittà e non ha mai combinato nulla”, ma i due sceneggiatori puntarono sulle sue potenzialità. Ed ebbero anche un’altra intuizione molto azzeccata, quella di mettere accanto a Sophia un Mastroianni che faticava ancora a trovare la sua cifra di attore brillante nel mare magnum di un cinema prevalentemente drammatico e neorealista.

L’amarezza dell’impossibile. “Nostalgia” e il cinema di Mario Martone

Nostalgia (tredicesimo film di Mario Martone) è un film bellissimo e saldamente collocato nella filmografia del suo regista, oltre che intriso del suo impeccabile stile (sentimentale, fotografico e architettonico) tanto da esserci apparso a tratti come il dagherrotipo de l’Amore molesto, nella sua versione virile. Nostalgia è un film dall’anima variegata e multigenere, pullulante di una eterogeneità tipica napoletana (così come il suo protagonista è multietnico e poli/identitario, musulmano, napoletano, emigrante e scugnizzo), che inizia come un thriller, si sviluppa come un melodramma e termina con un colpo di scena ferale che da alcuni è stato inteso come quello di un film “civile”.

“La nuova scuola genovese” e il filo rosso della musica

“Chiedersi se Genova è la città dei cantautori è come chiedersi come mai Liverpool ha generato i Beatles o perché il rock’n’roll sia nato negli Stati Uniti”: si apre così, su queste parole di Vittorio De Scalzi (storica voce dei New Trolls), il documentario scritto dal giornalista musicale Claudio Cabona e diretto da Yuri Della Casa e Paolo Fossati La nuova scuola genovese, un docufilm che esplora i punti di contatto e possibili background comuni tra cantautorato (genovese) e rap.

 

“La figlia oscura” e il conflitto della madre

Il film, così come il romanzo da cui è tratto, è basato sul racconto di un potente tabù, quello dei sentimenti conflittuali e negativi che possono attraversare il corpo di una madre al di là delle attese di una società che ancora oggi impone di essere e sentirsi a proprio agio nelle vesti di madri amorevoli e giudiziose senza alcuna esitazione o tentennamento. Allo stesso modo, ancora oggi, l’antico gioco di ruolo della bambola è tramandato quasi inconsapevolmente, per indurre in ogni femminuccia lo sviluppo automatico dello skill dell’accudimento materno.

“Calcinculo” o una spinta amorevole?

Calcinculo, l’opera seconda di Chiara Bellosi, presentata nella sezione Panorama dell’ultima Berlinale, è un film che merita di essere visto dalla più ampia platea di pubblico. Si tratta di un teen movie in piena regola, perché parla di adolescenti, amori non corrisposti, confusioni identitarie e brutti anatroccoli che un giorno potrebbero diventare magnifici cigni. Ma non strizza l’occhio a certo cinema mainstream o più scopertamente commerciale, che di fatto usa il tema dell’adolescenza per solleticare i narcisistici ricordi dei bei tempi che furono nell’animo di un pubblico molto più che teen, nostalgico e giovanilista, ostinatamente restio ad accettare di crescere ed invecchiare.

“Tutte a casa” e il lockdown silenzioso delle donne

In Tutti a casa di Comencini erano gli uomini a tornare a casa dopo la dichiarazione dell’armistizio del ‘43. In Tutte a casa invece il rientro e lo stallo nelle proprie domestiche abitazioni è coercitivo ed ineludibile per le donne, di un momento storico precedente la cosiddetta emancipazione femminile, nel quale le donne stavano a casa non per scelta, ma per costrizione. La guerra sembra essere stavolta quella che opera internamente agli animi delle persone di sesso femminile dilaniate, a causa della pandemia, da una spaccatura sempre più concreta tangibile e materiale, fra la donna (che vive, lavora, si svaga) fuori di casa, e la donna domestica (che tutt’al più si prende cura degli altri).

“Il giovane corsaro” e la formazione dell’intellettuale Pasolini

Il giovane corsaro non è solo Pasolini e Bologna: uno degli intenti del film, ovvero della sua tesi sull’intellettuale, è anche quello di far conoscere Pasolini alle giovani generazioni per contrastare la diffusione di una non cultura che suole liquidare la controversa figura del poeta attribuendogli definizioni sbrigative e limitate che lo stigmatizzano. Il rapporto difficile di Pasolini con la sua omosessualità nasceva forse da un fattore culturale o dal rapporto col padre austero e fascista, nei confronti del quale egli ricordava che “tutto ciò che c’è di ideologico nelle mie opere dipende dalla lotta con il padre”. Lo stesso Edipo re era stato il film con cui Pasolini aveva raccontato e sublimato il suo complesso di Edipo.

“L’ombra del giorno” e del fascismo

Con L’ombra del giorno Giuseppe Piccioni gira un film che torna a parlare di fascismo, ma lo fa con una attenzione particolare alla possibile rilettura della storia in chiave attualizzante, suggerendo un unico comun denominatore fra due epoche storiche (i primi anni ‘40 del ‘900 e l’oggi) quasi involontariamente affiancate in un parallelismo emotivo/cognitivo, quello di un esasperato conformismo portato alle estreme conseguenze. Del resto L’ombra del giorno è stato girato durante il lockdown 2020 in un’Ascoli deserta, rappresentata dalla grandezza monumentale di una delle più belle piazze rinascimentali, piazza del Popolo appunto, che qui assume un sapore quasi internazionale.

Ennio Morricone visto da Giuseppe Tornatore. La storia musicale del cinema italiano

Ennio è il mastodontico documentario sulla vita, le opere e la musica del grande maestro Morricone, scomparso all’età di 92 anni la scorsa estate, capace di cavalcare nell’arco della sua esistenza, storia personale, sociale e cinematografica del suo Paese e non solo, proprio come fanno i grandi personaggi. Una vita per la musica, capace di intrecciarsi a doppio filo con la storia del cinema italiano ed internazionale, un’intera esistenza dedicata ad una vera e propria missione “sottotraccia”: dare dignità di opera d’arte alla musica per film.

“È andato tutto bene” e il cinema dell’inversione

Il cinema di Ozon, da sempre, è nemico di ogni giudizio come di ogni pre-giudizio. È un cinema queer per definizione, perché strano, stravagante, divergente, capace di “cambiare direzione” quando meno te lo aspetti, di imboccare la via del sorriso o della commedia amara, quando appena ti saresti concesso una lacrimuccia di commozione. Ozon, anche con questo ultimo film, è capace di costruire un altro modo di fare cinema e rideterminare gli orizzonti del discorso collocandosi a metà strada tra la commedia e la tragedia, maschile e femminile, ruolo genitoriale e filiale.

“La persona peggiore del mondo” e la vorace irrequietezza di una generazione

La persona peggiore del mondo è un film che si muove leggiadro tra le maglie dei tentennamenti che sono di tutti, per consentire una rappresentazione della confusione in cui viviamo, una confusione generata anche dalla sindrome del “volere tutto” e “dell’essere ubiqui” e dalla carenza di spazio lasciato ai dubbi. È un film adorabile e genuino perché ci dice in ogni fotogramma che dobbiamo accettarci per quello che siamo anche quando siamo confusi, ha una trama che punta ad essere consolatoria per intere generazioni di (ex) giovani, che accoglie la confusione e l’inettitudine a vivere in tempi in cui è lodevole solo l’eccellenza su tutti i fronti, come studenti, poi professionisti, come metà di una coppia, come figli, poi come genitori.

“La scelta di Anne” di cui c’era bisogno

L’Événement è capace di dare tale consistenza materica (nelle espressioni di dolore o di straniamento della protagonista, nel pedinamento ossessivo della protagonista che si traduce in un estremo senso di solitudine) al conflitto interiore di chi desidera una cosa per sé e deve combattere anche contro la legge vigente per ottenerla, che può suscitare reazioni di rabbia o rigetto nello spettatore. Il cui sguardo si muove, nella dinamica uterina del film, nella stessa direzione di un potenziale occhio embrionale, costantemente minacciato da un’espulsione che, seppur volontaria, resta eternamente dolorosa e oscena.

Cinema livido e stile senza filtri. “I giganti” di Bonifacio Angius

L’asso nella manica de I giganti è certamente la sua matrice di film postmoderno, capace di mescolare più generi in modo inconsueto e innovativo. I giganti (come forse tutto il cinema di Bonifacio Angius) è postmoderno, perché ha il talento di rielaborare, con estrema naturalezza, un patrimonio culturale, letterario, televisivo e soprattutto cinematografico precedente. È per questo che dal primo fotogramma anche lo spettatore meno competente si accorge dei chiari riferimenti all’immaginario, alla grammatica e soprattutto all’architettura visiva e narrativa del genere western.

Speciale “Petite Maman” – Intervista a Céline Sciamma

Abbiamo chiesto a Sciamma se c’è bisogno di mettere al margine gli uomini per recuperare uno sguardo femminile. Se sia una cosa voluta, un effetto necessario per recuperare uno sguardo integrale delle donne sulle donne, senza interferenze. E se il senso di solitudine delle soggette, con cui spesso si chiudono i suoi film, sia da interpretare più come una conquista (al modo di Virginia Woolf nella Stanza tutta per sé) o piuttosto una sconfitta. “Le due riflessioni sono collegate, ha risposto l’autrice, la solitudine dei personaggi impara a convivere con la loro individualità, perché sono fuori dalla pressione della società della performance”.

Il marchio lagunare. “Welcome Venice” e la dicotomia del presente

Welcome Venice, che col suo titolo sgrammaticato ci offre un’idea del rifiuto del nuovo che avanza da parte di un mondo tradizionale già quasi estinto, è un film genuino e prezioso per la sua profonda potenza espressiva. Il detonatore di tale espressività è dato dalla costruzione dicotomica della sua consistenza drammaturgica. L’ambientazione in laguna come spazio di mare protetto, favorisce la comunicazione perpetua tra mare chiuso/ mare aperto, antico/ moderno, guscio esteriore/ intimità psichica, acqua/ terraferma. Andrea Segre riesce a dare visibilità all’invisibile, rende materica la dualità di una storia familiare, ma anche sociale

Patrizia Vicinelli e il trauma dell’universo

La poetica di Patrizia Vicinelli spazia attraverso influenze ed espressioni poetico-visive con prodotti artistici esposti in tutto il mondo. Vicinelli incontrò anche il cinema attraverso Tonino De Bernardi, Mario Gianni, Alberto Grifi e Claudio Caligari. Con Caligari entrò nel cast di Amore Tossico nel 1983 interpretando una pittrice (lei che era in realtà una poetessa) del Gruppo 63. Come parte degli attori scritturati per l’esperimento di Caligari anche Patrizia Vicinelli morì di AIDS nel 1991. Nello spettacolo In transito l’immagine della poetessa, la sua voce e le sue parole sono state accompagnate dalla tromba di Paolo Fresu in una sonorizzazione inedita.