Elegia del rock’n’roll. “The Last Waltz” e il cinema della performance

Le performance di The Band sono curate al dettaglio, inquadratura per inquadratura, come se fossero i numeri di un musical – lo si vede soprattutto con la splendida The Weight, registrata dopo il concerto dentro uno studio cinematografico, in una dimensione sospesa e a sé stante. La musica, intanto, si incrocia con le interviste, durante le quali i membri del gruppo raccontano della sua fondazione, dei tour, dei sedici anni in cui hanno suonato insieme. Un approccio studiatissimo, quello di Scorsese, che non rompe la magia dell’evento ma vi aggiunge spessore.

“Secrets of the World Industry – The Making of Cinematograph Film” al Cinema Ritrovato 2022

“Per il pubblico l’arte del Cinematografo è un mistero ed evoca la magia, ma è un procedimento scientifico che comporta vaste conoscenze e duro lavoro. Per inciso, è una delle prime industrie mondiali”. Con questa didascalia introduttiva si apre il piccolo film inglese di otto minuti Secrets of the World Industry – The Making of Cinematograph Film, una perla rara dedicata a chiunque sia appassionato di storia della tecnica del cinema. Un’occasione ghiotta per osservare un metodo di lavoro industriale che ad oggi è totalmente cambiato e che non tornerà mai più. Passo dopo passo, scopriamo le fasi di come funziona l’industria cinematografica nel 1922

“La terre” al Cinema Ritrovato 2022

Il Cinema Ritrovato segue ormai da anni il lavoro di restauro e riproposizione dei film di André Antoine, regista che forse più di tutti è riuscito a dedicare la sua produzione al naturalismo prendendo però spunto da opere letterarie note e canonizzate. La Terre di Émile Zola (1888) è qui un ennesimo spunto per rappresentare la vita contadina e la spietatezza degli uomini. Come in Italia il Mazzarò di Verga (La roba del 1880),

“Salomé” al Cinema Ritrovato 2022

Il motivo per cui Salomé è l’ultimo film prodotto dalla Nazimova Productions è rintracciabile nell’evolversi del linguaggio stesso del cinema, che nel 1922 richiede tempi e dinamiche più rapidi, maggiori cambi di ritmo e certamente una recitazione che si avvicini quanto più possibile alla realtà. Salomé sembra non adattarsi a questa svolta richiesta dall’industria cinematografica vigente: girato in un’unica location (verosimilmente in un teatro di posa), le inquadrature sono fisse, vi sono poche vere interazioni tra gli attori e le didascalie riportano fedelmente i passi dell’opera originale, senza subire un adattamento magari di maggior comprensione per un pubblico medio.

Equivoci e frastuoni. Commedie musicali tedesche 1930-32

Era l’inizio degli anni Trenta quando questi film vennero distribuiti nelle sale cinematografiche tedesche. Le loro allusioni, la leggerezza della trame e di conseguenza l’evasione dalla realtà che questi portavano agli spettatori, vennero giudicati male da tutta la politica dell’epoca, sia quindi dai nazisti che dagli oppositori. Cosa unisce i film Wer Nimmt Die Liebe Ernst?, Die Privatsekretärin, Ich Bei Tag und du Bei Nacht e Der Brave Sünder? Sicuramente le frivole storie d’amore, la musicalità, le scene di ubriacatura, gli imbrogli, gli equivoci e si potrebbe continuare. Tutti questi elementi sono al servizio di uno spettatore alla ricerca della leggerezza, del conformismo, ma senza rinunciare a una forma che in un certo qual modo può anche essere ricercata. 

“Gli invasori spaziali” e la fantascienza in giardino

Come per L’invasione degli Ultracorpi (1956), la messa su schermo di queste paure dovute alla guerra fredda, alla minaccia atomica, all’esasperato riflusso familista e suburbano del secondo dopoguerra, può essere letta paradossalmente come involontario atto di denuncia di quello stesso contesto culturale isterico. Fumettone del tutto privo della geniale costruzione orrorifica del film di Siegel, Invaders risulta comunque interessante in questo senso per il contrasto straniante – da melodramma alla Sirk o Ray – fra la crisi sociale ritratta e la sua confezione sgargiante, lussuosa per quanto lo permette il budget.

“Il diavolo in calzoncini rosa” al Cinema Ritrovato 2022

Cukor mette la sua anima di esteta al servizio di un genere che potrebbe sembrare agli antipodi della sua ispirazione classica, trovando la giusta mediazione tra il suo mondo patinato e melodrammatico e lo scenario ben diverso fatto di fuorilegge, sceriffi indiani e cowboy, polvere, fango e tanti cavalli, insomma frontiera e conquista del West. La mediazione è ottenuta raccontando la storia di una compagnia teatrale girovaga che attraversa il west indenne tra minacce di indiani (che sembrano più desiderosi di mettere le mani sui lussuosi abiti di scena piumati che altro) e la scorta di mercenari cowboy.

“Crime and Punishment” al Cinema Ritrovato 2022

Oggi Crime and Punishment incuriosisce soprattutto per aver segnato l’incontro (e un importante punto di passaggio) nelle carriere di Josef von Sternberg e Peter Lorre. In questo risiedono insieme il suo maggior interesse e un certo motivo di delusione, perché da due personalità simili non esce più che un solido melodramma a tinte non abbastanza fosche, che non prova neanche a lambire l’introspezione dostoevskiana, ma si accontenta di anestetizzarne gli aspetti più estremi per cautela nei confronti della censura.

“Femmine folli” dallo sguardo meticoloso e ironico

Femmine folli si è guadagnato subito un posto nella storia del cinema come “film maledetto”, segnato in fase di produzione e durante le riprese da una spesa in costante, vertiginoso aumento e da un destino difficile al montaggio, contrassegnato da continui tagli e rimaneggiamenti. Mentre però la Universal cercava di volgere a proprio vantaggio (per quanto possibile) l’escalation dei costi, pubblicandoli periodicamente su un tabellone in Times Square per creare aspettativa sulla nuova opera del regista austriaco, la gran parte delle sezioni espunte nel corso dei vari interventi andava definitivamente perduta.

“Videodrome” inesauribile e contemporaneo

Tanto è stato scritto su questo film, scomposto e analizzato fin nelle sue componenti minime. Eppure, ad ogni nuova visione colpisce sempre un dettaglio, un’intenzione autoriale, una direzione interpretativa nuova. Per questo Videodrome è un film inesauribile, in continua reincarnazione, che si adatta al contesto ricettivo di qualunque contemporaneità. È la rappresentazione di un disagio trasnumano, di una tensione esistenziale/tecnologico non ancora dispiegata.

“La maman et la putain”: la fine della rivoluzione e l’odissea linguistica

La tensione fra il detto e il mostrato non si allenta mai in La maman et la putain. Le parole vaghe dei protagonisti narrano una storia di intellettualismi e tentativi di riflessione, di una Francia post ‘68 dove l’impeto rivoluzionario ha ceduto il passo all’indolenza. I volti, la giustapposizione dei corpi e i controcampi nelle scene di dialogo ne raccontano un’altra: quella di un’incapacità totale di percepire se stessi e quindi gli altri, di una necessità infantile di nascondersi nel vuoto della quotidianità.

“Topkapi”: ossessioni e illusioni di un’epoca

Istanbul. Due super-ladri progettano il colpo del secolo: introdursi al museo del Palazzo Topkapi e rubare il pugnale del sultano Mehmet I, sulla cui elsa sono incastonati i tre smeraldi più preziosi al mondo. Per eludere il servizio di sicurezza assemblano una banda di dilettanti dotati di straordinarie abilità. Ci sono un forzuto tedesco, un acrobata italiano, un misterioso gentiluomo inglese e un ambulante anglo-egiziano dal passato torbido. Solo i primi anni Sessanta avrebbero potuto partorire un film come Topkapi

Uno sguardo sul cinema jugoslavo

Il cinema degli anni ’50 e ’60 in quello che da Regno dei Serbi, Croati e Sloveni si trasformò attraverso grandi tumulti sociali in Repubblica Socialista Federale fu un cinema critico, feroce, e allo stesso tempo capace di grandi magie. Un crocevia di geografie e di sguardi in cui le differenze e gli scontri riuscivano talvolta miracolosamente a esaurirsi nelle dinamiche di produzione artistica, fin dagli esordi dei registi che posero le fondamenta della cosiddetta Onda Nera (Crni Val). Un cinema che si dimostrò unico proprio per quella capacità trasversale di guardarsi indietro e guardarsi dentro. Sono opere in bilico tra passato, presente e modernismo, attente al proprio contesto in costante dialogo con i mutamenti esterni.

“Dans la nuit” al Cinema Ritrovato 2022

Dans la nuit – forse l’ultimo film muto francese uscito al cinema – è l’unica opera da regista di Charles Vanel, qui anche attore protagonista insieme alla compagna di tanti film Sandra Milowanoff. Se il passaggio dalla recitazione alla regia non è certo un unicum, stupisce come Vanel sia stato in grado di creare un film completo e strutturato curando anche la sceneggiatura. L’occhio del regista è attento a catturare la quotidianità della vita di miniera, omaggio al padre, e della gente semplice in generale. Ma la maniera, come sapeva, poteva anche essere molto pericolosa e così l’interesse quasi documentario trasforma la cava in un personaggio vivo e attivo nello sviluppo la narrazione. 

“Peccato che sia una canaglia” e la nascita della diva

Per Peccato che sia una canaglia furono gli sceneggiatori Flaiano e Suso Cecchi D’Amico a imporre la presenza della Loren al produttore, suo futuro marito Carlo Ponti, poiché “avrebbero scritto il film solo a patto che lo avesse fatto Sophia”. Ponti non era convinto, diceva “sono anni che gira per Cinecittà e non ha mai combinato nulla”, ma i due sceneggiatori puntarono sulle sue potenzialità. Ed ebbero anche un’altra intuizione molto azzeccata, quella di mettere accanto a Sophia un Mastroianni che faticava ancora a trovare la sua cifra di attore brillante nel mare magnum di un cinema prevalentemente drammatico e neorealista.

“Nanook” e i confini del documentario 100 anni dopo

Nanook l’eschimese va ammirato anche per le sue insite qualità artistiche: la bellezza di certe inquadrature è indiscutibile e il paesaggio è un vero e proprio personaggio del film, che Flaherty sembra inquadrare a volte con timore, altre con soggezione. Efficace e puntuale è il montaggio, che restituisce il ritmo delle azioni di caccia e la tensione delle situazioni di pericolo; ammirevole lo “studio” sulla profondità di campo, che valorizza da un lato la vastità delle lande ghiacciate e dall’altro la cooperazione tra i membri della famiglia di Nanook per la riuscita di un’impresa.

Cara Sophia… sei una canaglia! Lo scambio epistolare Blasetti/Loren

Di Sophia, Blasetti ne ha afferrato immediatamente le potenzialità; dietro la bellezza prosperosa, una donna con tutte le qualità per diventare un’attrice di prim’ordine; intelligente e soprattutto disciplinata, con un cuore generoso e disposta a lavorare sodo. Blasetti ne è completamente soggiogato. Lo scambio epistolare tra il regista e Sophia Loren nel corso del 1957, all’indomani del successo di Peccato che sia una canaglia (1955) e di La fortuna di essere donna (1956), mette in scena un Blasetti inedito, geloso, ferito nell’amor proprio dall’aver scoperto che in un’intervista, lei ha dichiarato che tra le sue interpretazioni preferite c’è la pizzaiola di L’oro di Napoli (1954).

“La Femme de nulle part” al Cinema Ritrovato 2022

Louis Delluc ed Ève Francis sono una delle coppie più belle del cinema muto e li ritroviamo, uno nel ruolo di regista e l’altra come attrice principale, finalmente al Cinema Ritrovato 2022 in La Femme de nulle part. Difficile immaginare che inizialmente doveva esserci Eleonora Duse al posto della Francis che dovette però rinunciare per motivi di salute. La vicenda si muove tra linee temporali diverse e segue il tema del doppio e della specularità. Ci sono due donne: un’anziana signora, che torna alla sua villa della giovinezza decenni dopo essere scappata con il suo amante, e una giovane moglie, che sta vivendo una situazione analoga proprio in quelle ore.

Un oscuro scrutare. “Twin Peaks – Fire Walk with Me” e il valzer onirico

In Fire Walk with Me assistiamo a una proliferazione dei temi cari al regista di Missoula in cui il rimosso del tubo catodico torna a infestare il grande schermo, lungo traiettorie schizofreniche che ricreano le allucinazioni di un mondo non troppo lontano, terminato nel giugno del 1991. Non più un cerchio, dunque, né la profanazione di un’opera di culto ancorata alle sperimentazioni seriali degli anni Novanta, ma una rifrazione ricognitiva che cataloga tutto il visibile e tutto ciò che appare come “un sogno dentro un sogno”.

“Driver l’imprendibile” e la fondazione del neo-noir contemporaneo

Driver l’imprendibile è un film che vive di varie anime, mai però in conflitto, bensì in simbiosi fra loro, grazie a una regia solida e sicura di un autore che conosce bene il genere e dimostra di saper dirigere un noir coi fiocchi: da una parte, c’è la componente più spettacolare dei forsennati inseguimenti automobilistici; dall’altra, c’è invece l’elemento più squisitamente noir, predominante nella narrazione e piacevolmente intercalato dalle sequenze d’azione; infine, c’è il fattore visivo, quello formato dalle imponenti scenografie naturali della città e dalla fotografia contrastata, nel quale ancora una volta lo sguardo del regista si rivela lungimirante e anticipatore di un certo tipo di cinema del decennio successivo.

“Ludwig” e il biopic: vita, storia e politica

Come Ludwig personaggio rifiuta di essere deposto e vuole decidere per la sua vita, Ludwig il film afferma la sua vitalità artistica. Lo scambio tra vita e film non si conclude qui, e il biopic non è semplicemente su Ludwig ma su Visconti stesso: nella sua identificazione con Ludwig, nobile omosessuale con interessi artistici, ma anche nella sua condivisione di alcuni tratti degli altri personaggi e nell’utilizzo di attori e attrici come Berger, Schneider, Orsini, Mangano, Griem e Asti appartenenti alla sua cerchia.