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“La città nuda” a Venezia Classici 2018

Come altri autori e film del periodo (1948) a La città nuda e al suo regista non fu riservato un trattamento troppo dolce. Jules Dassin fu uno di quei registi la cui carriera venne pesantemente condizionata dal maccartismo e dalla conseguente caccia alle streghe, mentre il film non andava troppo a genio al produttore, Mark Hellinger, che decise di metterci mano e rimontarlo. Probabilmente si deve a questo intervento esterno la voce narrante, che da più parti critiche è stata considerata il punto debole di un film che sarebbe potuto essere un grande capolavoro. Alla visione odierna sembra invece che la scelta di utilizzare un commento esterno e onnisciente riesca a conferire ulteriore particolarità alla pellicola, in quanto a volte pare fungere da coscienza dei personaggi, consigliando la strada migliore da percorrere. Questa voce spesso sarà ignorata dai personaggi, regalando un lato ironico alla narrazione.

“Arrivederci Saigon” di Wilma Labate a Venezia 2018

Arrivederci Saigon è un film di una donna che racconta le vicende di altre donne. Nello specifico la storia di un complesso musicale, Le Stars, composto da giovani ragazze che dalla provincia toscana si sono trovate ad allietare le giornate dei soldati americani nel sud del Vietnam, nel 1968. Tutto è successo in maniera involontaria, quasi a loro insaputa. Il promotore che le seguiva firmò un contratto che assicurava una tournée in un Paese del sud est asiatico non precisato. Questo paese si rivelò essere il Vietnam e le giovani donne dovettero rimanere “in guerra” per tre mesi. Il documentario presenta una struttura molto classica, composta da immagini di repertorio e interviste alle dirette protagoniste che all’epoca dei fatti erano poco più che adolescenti.

“A qualcuno piace caldo” a Venezia Classici 2018

Le storie, gli aneddoti e i rumors che hanno gravitato attorno a questa opera sono molteplici, dal presunto amore/odio tra Marilyn e Curtis, all’ammirazione della diva verso Jack Lemmon con la dichiarazione “Isn’t Jack Lemmon the funniest man in the world?alle difficoltà recitative della stessa Monroe, ma ovviamente sono la vitalità e la sottile intelligenza a rendere A qualcuno piace caldo i giusti riconoscimenti. E gli ingredienti sono, come sempre quando si parla di capolavori, la combinazione straordinaria di personalità geniali. Scrittura, regia e recitazione rasentano la perfezione, il grandissimo estro degli interpreti maschili conferisce un ritmo quasi unico alla narrazione, ma la presenza di Marilyn sembra essere il reale valore aggiunto. Nonostante le difficoltà a ricordare le battute e l’esasperazione durante le riprese, Wilder stesso affermò che superata la difficoltà la resa sullo schermo era straordinaria, e lo è ancor’ oggi.

“Camorra” di Francesco Patierno a Venezia 2018

Le preziosissime immagini provenienti dalle Teche Rai riguardano l’arco temporale che va dagli anni ’60 agli anni ’90, trentennio  in cui la criminalità partenopea, grazie anche alla permanenza di boss siciliani nelle carceri campane, impara la lezione di Cosa Nostra e comincia a divenire solida e unitaria, fino alla consacrazione definitiva che avverrà con l’avvento di Raffaele Cutolo, o’ Professore, e la sua NCO, la Nuova Camorra Organizzata, associazione che dava una bandiera sotto la quale ripararsi a tanti criminali altrimenti allo sbaraglio.  Le interviste a questo capo carismatico, spietato, ma ben istruito, dalle risposte pungenti, e provocatorie, figura rara nel mondo criminale, ricoprono un ruolo centrale nell’economia filmica.

“La hora de los hornos” di Solanas e Getino al Cinema Ritrovato 2018

La sezione Cinemalibero del Cinema Ritrovato 2018 chiude, come aveva aperto, con un film argentino: La hora de los hornos.  Si tratta di un documentario diviso in tre parti diretto da Fernando E. Solanas e Octavio Genino (tra i fondatori del movimento Cine Liberaciòn), ma a Bologna si è vista solo la prima parte: Neocolonialismo y violencia. Le altre due parti sono Acto para la liberación ‒ a sua volta suddiviso in due grandi sezioni Crónica del peronismo (1945-1955) e Crónica de la resistencia (1955-1966) ‒ e infine Violencia y liberación. Il film è stato girato clandestinamente tra il 1966 e il 1968, periodo nel quale l’Argentina era sotto la dittatura di Juan Carlos Onganía, ed è dedicato alla memoria di Ernesto Guevara.

“Il padrino” di Francis Ford Coppola

Tra la fine degli anni Sessanta e il primo lustro dei Settanta comincia a prendere forma quella che diverrà la saga mafiosa italoamericana per eccellenza, che ogni persona al mondo ha almeno sentito nominare: la trilogia de Il Padrino, di Francis Ford Coppola. Precedentemente, nel cinema di genere statunitense, si era parlato perlopiù di personalità di spicco o astri nascenti nell’ambiente malavitoso, mentre Coppola fu uno dei primi a regalare al pubblico un affresco generale e verosimile di quella che è definita l’onorata società italoamericana newyorkese e non, disegnando il personaggio di Vito Corleone con lo stampo di Carlo Gambino, uno dei più scaltri e famosi padrini delle cosiddette cinque famiglie che controllavano la malavita nella grande mela. Era il 1972, e il primo capitolo dell’opera di Coppola inaugurava il gangster movie del cinema moderno, preparandosi a ricoprire un posto d’onore della cultura di massa e nella memoria collettiva delle generazioni future.

“Il cacciatore” di Michael Cimino al Cinema Ritrovato 2018

Michael Cimino, come in altre occasioni durante la sua carriera, non ebbe vita facile durante la lavorazione de Il Cacciatore. Le difficoltà produttive furono varie, la ricerca delle location in Thailandia fu molto complessa, le condizioni climatiche a volte sfavorevoli rallentavano la lavorazione e ci fu un colpo di Stato durante le riprese, anche se questo non portò seri problemi in quanto il comitato rivoluzionario garantì la sicurezza della troupe. In aggiunta vi furono lotte tra la produzione, che tagliava senza curarsi troppo del parere del regista e Cimino che “come Penelope” di notte reintegrava le parti mancanti.

“Carita de cielo” al Cinema Ritrovato 2018

Carita de cielo è un piccolo gioiellino del cinema messicano, diretto nel 1947 da Jose Diaz Morales, affronta le vicende di Lupe (Maria Elena Marqués), bella e giovane donna, figlia di un abbiente medico che si infiltra nel mondo del crimine per sventare un possibile attentato  del quale potrebbe essere vittima il padre. Viene però sorpresa a rubare, portata in centrale di polizia e messa al servizio di uno scienziato che pensa che i delinquenti siano riconoscibili dal patrimonio genetico (Antonio Badú). L’intera vicenda si muove intorno alle pulsioni e all’attrazione reciproca tra i due, ma c’è un problema: lo scienziato inizialmente la disprezza a causa della sua (presunta) differenza di estrazione sociale e delle sue ottuse convinzioni. Man mano che la narrazione va avanti le pulsioni non possono più essere tenute a bada e, dopo una sbornia chiarificatrice si rende conto di amare alla follia una donna che credeva essere ladra.

Leone, Morricone e il tema del West

Il contributo di Ennio Morricone è sempre stato un fattore di primaria importanza nel cinema di Leone: le sue musiche venivano scritte prima dell’inizio della lavorazione così da permettere al regista romano di utilizzarle durante i ciack, aiutando gli attori a entrare nel personaggio e nell’atmosfera della narrazione. Leone definiva il compositore, “il migliore sceneggiatore dei suoi film”, proprio perché capace di costruire temi differenti per ogni personaggio, stratificati e declinabili secondo le varie esigenze filmiche e che in qualche modo racchiudono in sé caratteristiche riconducibili ai personaggi e a tutto quello che questi vogliono simboleggiare.

“Rosita” di Ernst Lubitsch al Cinema Ritrovato 2018

Il primo film americano di Lubitsch nacque dall’incontro con la grande diva del cinema muto Mary Pickford, che volle fortemente lavorare con l’autore viennese. Lubitsch veniva da diversi film in costume, così la Pickford gli fece una proposta iniziale che il regista rifiutò fermamente. La controproposta fu quella di interpretare Margherita in una versione del Faust, ma il parere negativo della madre, che non accettò di vedere la figlia impersonare un ruolo del genere, dirottò tutti verso Rosita, adattato dalla commedia Don César de Bazan di Adolphe D’Ennery Philippe François Pinel.

“Prisioneros de la tierra” di Mario Soffici al Cinema Ritrovato

La sezione Cinemalibero apre il sipario con Prisioneros de la tierra, film del 1939, “anno straordinario per il cinema”, diretto da Mario Soffici, autore nato a Firenze nel 1900 e trasferitosi in Argentina 20 anni dopo. La copia vista proviene da The Film Foundation’s World Cinema Project, che ne ha curato il restauro assieme alla Cineteca di Bologna in collaborazione con Museo del Cine Pablo Ducrós Hicken presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata, con il sostegno di George Lucas Family Foundation. Il film è considerato una delle pietre miliari della storia del cinema argentino (e sudamericano in generale) ed è tratto da un racconto di Horacio Quiroga, tra i più grandi autori latinoamericani di racconti, morto suicida nel 1937. Tra gli sceneggiatori figura Dario Quiroga, figlio dello stesso Horacio.

“La trovatella” di John Ford al Cinema Ritrovato 2018

Leggero, divertente, ma allo stesso tempo capace di dare spessore alla vicenda, La trovatella dipinge la superficialità di un’alta società infantile e capricciosa, che non può far altro che apprendere la realtà da una ragazzina, la quale ne è venuta a conoscenza molto presto. Per contro Ford sceglie di non condannare totalmente la famiglia tramite la figura del fratello Steve, pecora nera e rinnegato, spesso ubriaco, tormentato dalle insidie della vita e più interessato a un’esistenza semplice, serena e frugale, che agli sfarzi di ville e yatch. Prima di chiudersi nella vasta tenuta di MacMillan, il film presenta toni cupi e tagli fotografici da cinema espressionista tedesco, per poi assumere gli stilemi della commedia frizzante grazie all’estro della protagonista Sally O’Neil e all’estrema caricatura di personaggi stereotipati.

“C’era una volta il West” tra Cinema e Sessantotto

Morricone è il co-autore del film: il tema di Jill è caratterizzato da un “andamento grandioso” ed esattamente come Jill (e l’America) guarda al futuro, al cambiamento, a una nuova forma. Quello di Armonica, invece, riguarda due personaggi (lo stesso Armonica e il villain Frank) ed è legato a doppio filo con il concetto di vendetta, si lega al passato, alla violenza gratuita ed ingiustificata che uomini come Frank hanno perpetrato sadicamente. Il terzo tema è quello di Cheyenne, più ironico e giocoso, così come è la natura del personaggio. Al brano è legato un aneddoto curioso: Morricone non riusciva a capire a fondo la natura del personaggio e tutto quello che componeva non soddisfaceva l’esigentissimo Leone il quale, per far comprendere precisamente al musicista cosa volesse, paragonò il bandito al Biagio del film Disney Lilli e il vagabondo. Solo in quel momento Morricone cominciò a comporre il leitmotiv del personaggio-simbolo di tutte le contraddizioni americane.

Venezia Classici 2017: “Femmina ribelle”

La sezione Venezia Classici, così come questa settantaquattresima edizione della Mostra del cinema, sta volgendo al termine e in coda propone il restauro di Femmina Ribelle (The Revolt of Mamie Stover nella versione originale), film del 1956 diretto da Raoul Walsh. Restauro curato da 20th Century Fox Film nei laboratori CinericAudio Mechanics. Durante la proiezione veneziana si gode appieno della bellezza del Cinemascope e questo restauro digitale restituisce magnificamente i toni caldi e accesi del Technicolor

Venezia Classici 2017: “La voce di Fantozzi”

I documentari della sezione Venezia Classici 2017 proseguono con un omaggio ad una delle più importanti maschere del cinema e della letteratura italiana novecentesca da poco scomparso: Paolo Villaggio. O meglio il documentario parla di Villaggio attraverso il suo più famoso e caro personaggio, ovvero il Rag. Ugo Fantozzi. Il lavoro di Sesti riesce ad emozionare, aiutato dalla carica emotiva che la recente morte del comico genovese ha provocato nei cinefili e dalla presenza di una delegazione composta da regista e produzione a cui si sono aggiunti i figli Piero ed Elisabetta, Milena Vukotic aka Pina Fantozzi e Paolo Paoloni, il mega-direttore galattico.

Venezia Classici 2017: “La lucida follia di Marco Ferreri”

La sezione Venezia Classici, oltre a proporre un’ampia gamma dei più importanti restauri avvenuti nell’ultimo anno ad opera di cineteche e laboratori di tutto il mondo, dedica una parte a quei documentari che portano sotto i riflettori grandi autori e momenti cruciali del cinema del passato. Uno di questi è La lucida follia di Marco Ferreri, diretto da Anselma Dell’Olio, la quale afferma: “Nicoletta Ercole, incontrata come costumista su un set di Ferreri, mi ha chiesto nella primavera del 2016 se avessi voglia di girare un docufilm per rilanciare il cinema di Marco Ferreri, ormai caduto in un oblio che sa di rimozione, e sconosciuto alla generazione successiva alla sua scomparsa. L’occasione era il ventesimo anniversario della sua morte avvenuta a Parigi. Ho detto subito sì. Se La lucida follia di Marco Ferreri invoglia a scoprire o riscoprire il suo cinema, il nostro compito è fatto.”

Cinema Ritrovato 2017: “Rancho Notorious”

Rancho Notorious è una delle incursioni di Fritz Lang nel genere western, precisamente il terzo, ultimo e migliore. Questa copia proveniente da Cinevolution Studio per concessione di Warner Bros. e Park Circus permette agli spettatori del Cinema Ritrovato di apprezzare appieno le caratteristiche di un film caratterizzato da una grande fotografia ad opera di Hal Mohr, che sarebbe difficile ammirare altrimenti, “poiché fu distribuito dalla RKO e per anni non fu efficacemente protetto dal diritto d’autore, cosicché la maggior parte delle edizioni in videocassetta o Dvd erano caratterizzate da un colore estremamente sbiadito e al contempo troppo scuro.”

Cinema Ritrovato 2017: “Secondo amore”

Secondo amore è il secondo dei melodrammi girati da Douglas Sirk negli anni Cinquanta per la Universal, arriva solamente un anno dopo Magnifica ossessione, riprendendo la stessa coppia di protagonisti: Jane Wyman e Rock Hudson. Lei interpreta Cary Scott, vedova dell’upper class americana che s’innamora di Ron Kirby, il prestante giardiniere di diversi anni più giovane. Questa storia d’amore in Technicolor 35 mm parte in maniera intensa e travolgente, pare non ci possa essere nulla al mondo che possa metterla a repentaglio; la macchina da presa di Sirk assume la visione incantata dell’amore della donna, ben presto però sorgeranno i primi grandi problemi legati al divario sociale tra i due.

Cinema Ritrovato 2017: “Come le foglie al vento”

La sezione Alla ricerca del colore nei film: Technicolor esplora alcune opere di uno dei maggiori registi del melodramma anni’50, Douglas Sirk, al secolo Hans Detlef Sierck, tra cui Come le foglie al vento, pellicola datata 1956. Al centro della vicenda Kyle Hadley (interpretato da Robert Stack), figlio di un ricco e importante petroliere che ha Mitch (Rock Hudson) per migliore amico e fidato dipendente del padre.

Cinema Ritrovato 2017: “Mancia competente”

Le commedie di Ernst Lubitsch sono da sempre considerate le più sofisticate e raffinate di quel periodo d’oro che sono stati gli anni ’30 per il genere. Raffinatezza, intelligenza e originalità sono sempre state prerogative del suo cinema, a partire dai primi film muti girati in Germania, giungendo alla consacrazione americana.