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“Pixote” di Babenco al Cinema Ritrovato 2018

Pixote – la legge del più debole è un film che fa male. È impossibile, durante la visione, non percepire la sofferenza dei giovanissimi protagonisti, bambini reietti, che passano l’infanzia fra le carceri minorili e la strada, tra una rapina e un traffico di droga, passando per la prostituzione, finché non muoiono come sono nati: nell’indifferenza. Nel suo terzo lungometraggio di finzione, Héctor Babenco affronta un tema così delicato con lo sguardo sadico proprio della realtà, trovando nell’esposizione quasi documentaria dei fatti, piuttosto che in una forma cinematografica elaborata e costruita, il metodo più adatto per raccontarlo. Pixote infatti è un film intriso dei propositi del neorealismo: nella scelta degli attori, dato il protagonista è un bambino che conduceva veramente quella vita

Nuovi restauri kinemacolor al Cinema Ritrovato 2018

Un piccolo appuntamento che era facile non notare, un ago nel pagliaio in mezzo a film di Bergman o Leone. Una proiezione di tre film: Varieties of Sweet Peas, A Day at Henley e un terzo senza neppure un nome, detto Donna con garofani rossi e rosa. Probabilmente questi titoli non suoneranno familiari a nessuno, ma, dopotutto, se si trovano nel programma del Cinema Ritrovato un motivo c’è. I primi due sono film inglesi del 1911 mentre il terzo è un piccolo (appena 9 secondi di durata) omaggio del neonato cinema italiano, datato 1912. Ad accomunare queste tre brevi opere è il sistema di colorazione utilizzato, il kinemacolor. Come i più pratici di cinema delle origini sapranno, i film non sono mai stati muti né tantomeno privi di colore. Capita di dimenticarlo anche a chi ne è perfettamente consapevole, poiché assistere ad una proiezione filologicamente “corretta” di queste opere è raro.

“Inizio di primavera” di Ozu al Cinema Ritrovato 2018

Quello di Ozu è uno stile preciso e calcolato, che quasi abolisce i movimenti di macchina per concentrarsi sulla composizione plastica dell’inquadratura, spesso ricca di dettagli e profondità. Il ritmo del film è dato dal gioco di linee e volumi, dal taglio dinamico interno ad ogni singolo fotogramma. Il lato emotivo dell’opera è invece affidato ai primi piani, in cui spesso, durante certi dialoghi, i personaggi guardano quasi in camera, come a voler scappare dallo schermo e interpellare direttamente lo spettatore. Inizio di primavera è quasi un manuale di cinema, una lezione come la qualità di un regista non risieda nei mezzi che ha a disposizione, ma nella sapienza con cui vengono usati.

“Il silenzio è d’oro” di René Clair e il cinema come protagonista

In questa delicata dialettica si muove un film che raccoglie l’eredità di un certo cinema francese (fra tutti Epstein e Vigo), che si districa fra il realismo e la poesia, fra immanenza storica e trascendenza emotiva, senza che questi poli opposti collidano bruscamente. Non solo tempo storico, ma anche di resurrezione, celebrazione di un’epoca e speranza nell’avvento di una nuova, guidata dall’amore di due giovani sognatori. Due sono anche le Parigi, quella di inizio secolo, la più grande metropoli del mondo, con le luci degli spettacoli e dei caffè negli affollati boulevard, e quella del 1947, lacerata dalla guerra, su cui batte una pioggia che sembra non voler cessare. A raccontarle entrambe, tra nostalgia e speranza è la settima arte, perché il cinema è (sempre?) il protagonista dopotutto.