“Sentimental Value” speciale I – Un mosaico umano
Sentimental Value è un mosaico umano in cui l’amore è possibile sia vederlo sia viverlo, non solo ricordarlo. Affinché ciò si realizzi in un’epoca dolorosa quale la nostra, sono di vitale importanza perdonare e perdonarsi, gesti e atteggiamenti che non richiedono necessariamente un iter lineare. Merito della sensibilità di Joachim Trier, che ci invita con quieta forza ad avvicinarsi a chi o quanto a noi di più caro, spogliandoci di corazze e difese.
“The Rip – Soldi sporchi” ovvero l’action da Gen X formato Netflix
The Rip è un action duro e puro che pone al centro il classico plot con traffico di droga, denaro sporco e poliziotti corrotti, il tutto condito con battute facili e alcune sequenze sanguinolente. Il punto nevralgico della storia si svolge durante la notte, con cromatismi fotografici che vanno dagli aranciati per le sequenze girate in interni, ai bluastri per quelle girate in esterni e un martellante contrappunto sonoro in grado di lavorare discretamente sulla suspense.
“Sorry, Baby” e il mondo oltre il vetro
La sensazione di distacco dal resto del mondo, di una parabola di vita in qualche modo arrestata da un dolore di proporzioni smisurate, è emotiva prima ancora che materiale: Agnes assiste da fuori allo scorrere dell’esistenza propria e altrui, come attraverso un vetro. L’esordio alla regia di Eva Victor, che ne ha anche firmato la sceneggiatura, sottolinea e rispetta questo senso di scollamento, posizionando spesso la macchina da presa appena fuori dallo spazio abitato dalla sua protagonista.
“Incontri ravvicinati del terzo tipo” come evento sociologico
Spielberg, cineasta del Mid-West e della middle class, non poteva però solamente accontentarsi di realizzare uno tra i più completi e riusciti affreschi di sci-fi in un contesto di ordinaria routine americana, né poteva pensare al fatto che il film potesse diventare solo un “thriller d’avventura”, come lo definì lo stesso regista. Le ambizioni miravano a utilizzare il genere per l’esplorazione di una mitologia aliena ricostruita meticolosamente.
“Divine Comedy” e il cinema “monello”
Un cinema militante, clandestino, itinerante, in cui il regista e il produttore non si fanno la guerra, ma sono alleati, complici, amanti, innamorati, animati da uno scopo comune. Divine Comedy è un elogio alla disobbedienza civile, alla monelleria (viene citato pure Pinocchio) alla communitas che si oppone al potere costituito; un cinema queer lo definirebbe Luca Gudagnino, obliquo, dispettoso, indisciplinato, non allineato. Un cinema che, come direbbe Goffredo Fofi, ha il dovere di “rompere i coglioni”.
“La grazia” speciale II – L’ossessiva ricerca della verità
Seppur ne La grazia tornino i temi che Paolo Sorrentino ama raccontare da sempre – il rimorso per la giovinezza perduta, la perdita e il dubbio davanti all’incessante scorrere del tempo –, rispetto ai precedenti lavori tutto acquisisce una compattezza e un equilibrio che, forse a discapito di una magnificenza visiva apprezzata altrove, danno l’idea di un compiuto percorso di formazione e suffragano l’impressione che l’Italia vista su schermo sia un luogo lontano dal nostro.
“La grazia” speciale I – Il piacere del dubbio
Sorrentino gira un film sorprendentemente asciutto esteticamente, toccante nella sua semplicità e che, nonostante la solita retorica che lo contraddistingue, è in realtà molto chiaro, forse fin troppo. Mai come in La grazia, infatti, il regista è stato così didascalico. Pur essendo una pellicola incentrata interamente sulla faticosa e inutile ricerca della verità, neutralizzata, appunto, dalla potenza del dubbio e dal piacere dell’illusione, il testo che ci si para davanti è privo di qualsiasi ambiguità.
“Inland Empire” nel vortice della follia
Inland Empire è il primo film di Lynch girato completamente in digitale. L’opera è stata realizzata con telecamere digitali a bassa risoluzione per sottolinearne la vena artigianale. La colonna sonora è stata realizzata in buona parte dallo stesso Lynch, sviluppando sonorità artificiose in cui la voce umana, fortemente alterata, viene utilizzata a sua volta come strumento. Il restauro in 4K, realizzato da Criterion Collection sotto la guida dello stesso Lynch, e il remaster sonoro restituiscono in maniera ancora più evidente la natura “amatoriale” del prodotto audiovisivo.
“Gioventù perduta” e la borghesia criminale di Germi
Gioventù perduta bilancia questa prima illustrazione di una classe borghese criminale, che verrà ripresa successivamente da Antonioni ne I vinti (1953) e in film ormai dimenticati come Gioventù alla sbarra (1953) di Ferruccio Cerio e I colpevoli (1957) di Turi Vasile, affiancando alla storia del delitto quella dell’indagine. Questa seconda dovrebbe mostrarci la speranza di chi, per citare il pressbook, “per il bene combatte con coraggio e lealtà”.
La violenza e l’ingranaggio. Ancora su “No Other Choice”
Il cinema di Park Chan-wook ci ricorda però che la vittoria non dura a lungo, e la violenza goffa di Yoo Man-soo si rivela, alla fine, rivolta all’obiettivo sbagliato. Davanti a una macchina sull’orlo del collasso, costantemente trasformata dalle innovazioni tecnologiche, a pagare il prezzo non dovrebbe essere il singolo ingranaggio: quello si può sostituire, sempre. È l’intera struttura a dover bruciare. Ma se si pensa solo a se stessi, ce ne si rende conto inevitabilmente troppo tardi.
“Sirat” speciale II – Estasi nel deserto
Il deserto del film, oltre a possedere una temporalità qualitativa piuttosto che quantitativa, assume connotati apparentemente ambigui, dove la corporeità più estrema convive con l’astrazione e il simbolismo più assoluto. Sono due polarità che, se sganciate l’una dall’altra, perderebbero il significato e l’impatto teofanico che invece presentano nel film. Così la natura estrema e la fatica che i protagonisti devono affrontare non sono indifferenti, ma piuttosto espressione di una volontà extraumana che li mette alla prova nella loro interiorità più recondita.
“Sirat” speciale I – Feroce e fatalista
Sarebbe decisamente riduttivo confinare Sirat di Oliver Laxe a un road movie. Anche se procede geograficamente per traiettoria orizzontale, ben presto il viaggio di un padre alla ricerca della figlia scomparsa in un rave in Marocco ricalcola il suo itinerario come un’avventura mistica e fatalista sul desiderio umano di conquista e dominio, affondando in verticale negli abissi dell’ingenua tracotanza di chi pensa di poter leggere e capire l’immensità del paesaggio che lo circonda.
“Qualcuno volò sul nido del cuculo” e il cinema americano di Forman
Il 1975 è un anno cruciale nella storia degli Stati Uniti d’America. La guerra del Vietnam giunge finalmente al termine, le utopie dei Sixties sono ormai un pallido ricordo e i sogni di rivoluzione lasciano spazio a paranoia e incertezza. È in questo clima di imperante apatia sociale che Qualcuno volò sul nido del cuculo esplode nelle sale come un grido di rivolta e non poteva che essere Miloš Forman, sagace cantore delle inquietudini giovanili, spirito libero sopravvissuto alla fine del Sessantotto, a trasporre in immagini il rabbioso romanzo di Ken Kesey.
“La piccola Amélie” eterna e universale
Il film di Vallade e Han traduce delicatamente questa piccola epifania sulle origini della coscienza umana in una coreografia di colori per farci sentire e vedere il punto di vista della piccola Amélie. In questo senso, l’adattamento è fedele allo spirito del libro e insieme lo amplia, facendo del paesaggio urbano un palcoscenico sensoriale, olistico, con campiture tenere e nette, un disegno pulito ed ombre quasi acquerellate.
“No Other Choice” speciale III – Il male ti ride in faccia
La violenza non passa più attraverso le vendicative martellate di Oldboy, né dal rigore opprimente della magione di Mademoiselle, ma dal sorriso forzato di un disoccupato. L’ironia più nera ha sempre costellato l’opera del cineasta coreano, ma mai come in No Other Choice si ride (amaramente) dall’inizio alla fine. Non ci sono antagonisti manifesti, solo la brutalità impersonale delle logiche di mercato, un male che ti fa ottenere quello che vuoi per poi togliertelo, ti ride in faccia e pretende che tu sorrida di rimando.
“No Other Choice” speciale II – Un’efferata creatività
Nonostante la sua natura di remake, No Other Choice si colloca, fin dal suo passaggio in competizione alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, tra le vette della filmografia del suo autore, per la sua feroce originalità nel presentare (sia mantenendo un rigore formale ineccepibile sia prestando il fianco a pirotecniche accelerazioni) una tragedia dalla portata universale: la nostra arrendevolezza dinanzi all’avvento di uno strumento chiamato Intelligenza Artificiale il cui unico traguardo è la capacità di rendere ogni gesto umano ridicolo e tragicomico.
“No Other Choice” speciale I – Homo homini lupus in chiave comica
Il regista coreano rifiuta la prevedibilità e questa volta sceglie il registro comico per descrivere uno scenario tragico a lui congeniale. Lo fa in modo impeccabile, inanellando delle sequenze adrenaliniche e potenti in cui una situazione rocambolesca sostituisce l’altra, centrando un ritmo del racconto che sa rallentare e improvvisamente accelerare con grande naturalezza. Non mancano neppure le pennellate d’autore e l’uso magistrale della camera che sappiamo essere caratteristica di uno dei filmmaker più talentuosi della sua generazione.
Il meglio del 2025 secondo i redattori
Anche quest’anno – dopo aver pubblicato la classifica generale – offriamo i tre film preferiti dei nostri redattori. Si conferma la ricchezza dell’offerta cinematografica di questa stagione. In ogni caso, le preferenze espresse dai redattori di Cinefilia Ritrovata possono fungere anche da guida appassionata per una stagione cinematografica tutta da riscoprire anche nei prossimi tempi.
I migliori film del 2025
Il 2025 è stato un anno molto vario, appassionante, pieno di oggetti cinematografici curiosi, piccoli e grandi. Vince la classifica generale dei redattori il film di Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopol’altra – capace di mettere insieme cinema d’autore, spettacolo e star system. Seguono altri titoli che spaziano geograficamente e culturalmente tra Italia, Iran, USA e cosmopolitismo. Segnale incoraggiante di varietà della proposta artistica.
“Filmlovers!” e i cinefili vampiri
Film sul cinema e sull’amore vampiresco per il cinema e la sala cinematografica, Filmlovers! designa il passaggio obbligato che precede l’affatto obbligatoria cinefilia, ed è intriso del medesimo gesto artistico che animò Coppola col suo Bram Stoker’s Dracula. Il film di Desplechin è una confessione in parole, musica e immagini di uno spettatore speciale al suo mezzo espressivo d’elezione.
“Cover-Up” contro ogni insabbiamento
Come già con Citizenfour, Laura Poitras scava e indaga le radici americane a partire da quei soggetti prima integrati al sistema e poi espulsi ed emarginati perché diventati scomodi e pericolosi. Davanti alla macchina da presa abbiamo così una figura ironica e combattente, sprezzante del pericolo e delle subdole e invisibili logiche di potere che governano la nostra quotidianità. Seymour Hersch ci ricorda cosa sia essere un vero giornalista, quando ormai siamo abituati a pseudo-mestieranti e megafoni di partito.