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In nome di Jerry Lewis

Dedichiamo l’editoriale di riapertura di Cinefilia Ritrovata (dopo la breve pausa estiva), a Jerry Lewis, scomparso nelle scorse ore. Non possiamo farne a meno, non soltanto per il dovere che critica e storiografia del cinema hanno nei cofnronti di uno dei più rilevanti autori e artisti della settima arte, ma anche perché mette pienamente in gioco la cinefilia. Chi altri, infatti, se non la critica cinefila ha saputo – in barba alle noiose gerarchie sospettose nei confronti del comico – trasformare Lewis in una figura decisiva per il Novecento cinematografico americano e per la comprensione del gesto filmico?

La cinefilia (non) va in vacanza

Poche righe per salutare i nostri lettori visto che Cinefilia Ritrovata si prende tre settimane di vacanza, per ripartire di slancio il 21 agosto con il primo editoriale della nuova stagione. Approfittiamo per un piccolo bilancio e qualche anticipazione per il futuro. Venezia Classici, lo speciale Dunkirk, Eraserhead restaurato, le prime visioni di settembre, tutto questo sarà solo un assaggio di quel che sta arrivando. Il tempo di respirare e farci un bagno in mare, e torneremo più appassionati di prima. 

In principio era la scimmia

Il trattato di Darwin L’origine della specie parla chiaro, nonostante la riluttanza di scienziati, filosofi e teologi dell’epoca. Non esiste una vera e propria discendenza diretta, ma l’uomo e lo scimpanzé hanno avuto un antenato in comune vissuto tra i quattro e gli otto milioni di anni fa. Le conclusioni darwiniane pongono l’uomo come ultimo tassello dell’evoluzione, un essere superiore, il Sapiens che ha vinto in partenza la battaglia con l’altro concorrente, destinato per sempre a rimanere un gradino in basso. La scienza non lascia scampo alle scimmie ma il cinema e il videogioco raccontano la storia di un’evoluzione diversa che si muove tra liane di pellicole e giungle di pixel.

Aspettando “Dunkirk”: Nolan e il Grande Film Americano

In attesa della proiezione in 70mm di Dunkirk, in distribuzione a fine agosto, e approfittando della proiezione in 70mm di Interstellar, torniamo a parlare del rapporto tra Christopher Nolan e le narrazioni americane. Da questo punto di vista, la fantascienza per il regista inglese rappresenta un sondaggio in profondità dell’immaginario statunitense, ma soprattutto un genere che poteenzia le ambizioni artistiche e letterarie. Nolan è uno dei pochi cineasti a confidare ancora nel potere immaginifico ed emancipatorio del cinema americano? 

Fisica e naturale: la comicità di Totò

La comicità di Totò è fisica e naturale, è come una musica, basata sul tempo: nasce da gesti, movimenti, suoni che inducono il sorriso, capitomboli, starnuti, balbettii, smorfie, occhi strabuzzati, strisciate di piedi e tutto ciò che conduce all’idea della maschera sovrapposta al corpo vivente dell’attore. La risata scaturisce dal fatto che la materialità del gesto o del suono si svincola dal senso che dovrebbe animarlo. Riparliamo di Totò in occasione della proiezione di I due marescialli

Venezia Classici e il cinema restaurato

Con tutto il rispetto per il programma della prossima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, non è un caso che i cinefili in questi giorni, sui social network, abbiano esclamato grida di giubilo per la sezione Venezia Classici. Vorrà dire qualcosa? Non abbiamo alcuna intenzione di risultare passatisti, anzi su questa testata non si fa altro che insistere spesso sul grande interesse che per noi sta riservando il cinema contemporaneo (basta saperlo trovare, ci sono talenti diffusi ovunque). Tuttavia, non si può non notare che un movimento sempre più appassionante – una sorta di CRU (Cinema Ritrovato Universe) – si sta propagando a tutte le latitudini.

L’arte del mentire: “Prima pagina”

Tratto da una commedia di Ben Hecht e Charles MacArthur, Prima pagina è il remake di due film, The Front Page (1931) di Lewis Milestone e La signora del venerdì (1940) di Howard Hawks, ed è apparentemente fondato sul concetto di replica: ennesima coppia maschile e secondo incontro wilderiano tra Jack Lemmon e Walter Matthau, rievocazione della Chicago del ’29, altra variante sul giornalismo dopo L’asso nella manica. Ma soprattutto un altro racconto sulla paura della morte da risolvere in un gioco tra realtà e finzione ove Wilder rende definitivamente il tributo al maestro: come accade in Vogliamo vivere!, si celebra l’arte del mentire ai danni del potere.

George A. Romero: forme d’arte macabra

Per ricordare George A. Romero – non solo un grande regista di genere, ma uno dei più innovativi autori del cinema americano moderno – pubblichiamo un estratto dal volume curato da Claudio Bartolini, George A. Romero. Appunti sull’autore (Bietti, 2016). Nel libro, la postfazione è stata affidata a Roy Menarini, incaricato di ricordare alcuni aspetti stilistici e simbolici del regista, troppo spesso poco indagati a causa della forza iconografica del suo approccio horror. 

Un’intelligenza clamorosa: Paolo Villaggio

Parlare di Paolo Villaggio seguendo le sue autobiografie immaginarie, inverosimili e realistiche nella stessa misura, sembra il modo migliore per ricordare un uomo di spettacolo che ha saputo, attraverso la maschera del ragionier Ugo Fantozzi e non solo, creare un universo comico politicamente scorretto e sopra le righe ma profondamente umano. Anche noi di Cinefilia Ritrovata non potevamo non dire la nostra, con un approfondimento sui generis. 

In ricordo di Remo Remotti

Approfittiamo del maggior spazio che ci conede l’estate per ricordare Remo Remotti, a due anni dalla sua scomparsa. Uno scatenato anticonformista, un eccentrico artista che ha fatto di sè la sua vera opera d’arte, curando fino all’ultimo giorno dei suoi 91 anni il suo essere unico e inimitabile, il “Suo Capolavoro” come suggeriva Patrizio Roversi nella prefazione del libro di Remotti  “Diventiamo Angeli” e continuava “gli basta sedersi a tavola assieme a qualche amico per decollare nel suo remoremottismo pirotecnico e futurista, fatto di parole-citazioni-provocazioni e poetiche coprolalie”.

Spiegare il cinema con il cinema: Peter Bogdanovich e “Paper Moon”

Il cinema di Peter Bogdanovich è tutto dentro It’s Only A Paper Moon, il longseller americano che ispira il titolo del suo quarto lungometraggio: “But it wouldn’t be make believe / If you believed in me”. Ovvero un patto, fondato su un’illusione a cui s’è deciso di credere per continuare a sentirsi vivi dentro un mondo che è morto fuori dall’accogliente trappola del ricordo. Tra gli assi della covata new hollywoodiana, Bogdanovich è forse il più associato all’epica della nostalgia e il meno riletto dalla (giovane) critica contemporanea, quasi sicuramente perché i suoi film, a differenza di quelli di Scorsese, Coppola o Spielberg, non sono assurti al rango del culto generalista.

Al cinema d’estate

Come spiegava tempo fa Gianni Canova, nella sempre invidiata Francia il cinema funziona perché è “cool” andarci. Non andare al cinema è da sfigati. Ora, è ovvio che se non ci sono film da vedere, ci sono buone ragioni per evitare la sala e bersi una birra all’aperto. E forse, se decine di migliaia di persone hanno affollato un festival di soli film del passato (come il Cinema Ritrovato che la nostra testata ha seguito quotidianamente), sfidando calura e file, era perché si potevano vedere cose belle, eccitanti, sorprendenti, rare, curiose, appaganti. Eppure…

L’estro necessario: Emanuele Luzzati e Giulio Gianini

Visto che Il Cinema Ritrovato Kids ha reso omaggio alla lunga collaborazione, quasi quarantennale, tra Lele e Giugi, al secolo Emanuele Luzzati e Giulio Gianini, offrendo la possibilità a dei giovanissimi e fortunati spettatori di assistere a numerose proiezioni per poter scoprire il lavoro di questi due autori, vale la pena tornare a parlare di loro. L’amicizia tra Luzzati e Gianini trova la sua origine nella comune passione per il teatro dei burattini e dei pupi al quale guardano per il loro universo favolistico comico e poetico, caratterizzato dai personaggi e dalle scenografie bidimensionali di Luzzati.

 

Fossili di celluloide: il cinema di Bill Morrison

In attesa del cineconcerto di Bill Frisell, che accompagnerà dal vivo un film di Bill Morrison, facciamo il punto sul cinema dell’autore americano a partire dalla sezione che Il Cinema Ritrovato gli ha dedicato. Bill Morrison porta avanti un interessante lavoro di recupero delle pellicole senza intervenire sulle lacune provocate dal loro deterioramento. Morrison sembra rinnegare ogni intervento di restauro, ponendosi il non facile obiettivo di valorizzare il nuovo aspetto di questo materiale osservandolo da una diversa prospettiva, passando in rassegna come un Baltrušaitis del cinema queste anamorfosi su pellicola.

Straniamento e commozione: “Visages Villages”

Visages Villages fin dal titolo mette in chiaro l’intento del documentario, un road movie nei villaggi e nelle periferie della Francia attraverso gli sguardi degli abitanti del passato e del presente. Come già era accaduto con  Megunica (Lorenzo Fonda, 2008), viaggio in America Latina dello street artist Blu, JR documenta la sua ricerca creativa itinerante, caratteristica intrinseca di un’arte nomade, che, nonostante la mercificazione museale degli ultimi anni, resta fedele ai propri principi dettati dalla durata effimera delle opere, dal legame imprescindibile con la storia e l’aspetto dei luoghi nei quali prende forma, mostrato con scrupolosa attenzione e sensibilità.

A proposito di Vigo, secondo Truffaut

Dopo che al Cinema Ritrovato è stato presentato il restauro dell’opera di Jean Vigo, riprendiamo in esame alcune delle riflessioni di François Truffaut su questo cineasta divenuto oggetto di culto per cinefili e registi. “Ho avuto la fortuna di scoprire tutti i film di Jean Vigo in un’unica volta, un sabato pomeriggio del 1946, al Sèvres-Pathé grazie al cine-club La chambre noir animato da André Bazin. Entrando in sala ignoravo persino il nome di Jean Vigo, ma fui preso immediatamente da un’ammirazione sterminata per quest’opera che tutta insieme non raggiunge nemmeno i duecento minuti di proiezione”.

Cinema Ritrovato 2017: “Donne in amore”

Considerato la prima grande opera di Russell, precedentemente conosciuto soprattutto grazie a documentari realizzati per la BBC, Donne in amore costituisce una gradevole riflessione sul sentimento più venerato e vituperato della società occidentale. Ai continui tentativi di definire e vivere l’amore fa eco una progressiva rarefazione del concetto, che risulta sempre più fantasmatico man mano che Rupert tenta, nei suoi monologhi estrosi, di tratteggiarne la silhouette.

Cinema Ritrovato 2017: “Little Man, What Now”

Borzage sposta la sua tipica coppia di innamorati nella Repubblica di Weimar per Little Man What Now, prima pellicola del regista al soldo della Universal. Hans e la moglie Emma, amorevolmente soprannominata Lammchen, vivono la loro storia d’amore sull’orlo della povertà. Quando Hans sceglie di licenziarsi, la coppia si sposta a Berlino, dove deve lottare per costruirsi un futuro in vista della nascita del primo figlio.

Cinema Ritrovato 2017: Algeria, ferita aperta

A due anni dalla sua conclusione, la guerra in Algeria è per la Francia una ferita ancora aperta. Il fantasma del conflitto si agitava in un buon numero di opere del periodo, tra cui spiccano Il piccolo soldato di Godard e Muriel, il tempo di un ritorno di Resnais. Anche Il ribelle di Algeri di Cavalier proietta su schermo una scheggia del dramma francese, stemperando il trauma degli accordi di Evian con una spolverata abbondante di melodramma.

Cinema Ritrovato 2017: Mitchum, lo sguardo sornione

Nice Girls Don’t Stay for Breakfast è il documentario su Robert Mitchum realizzato dal fotografo e regista Bruce Weber, che ha presentato l’ultima versione del suo work in progress al Cinema Ritrovato, dialogando con la giornalista e critica cinematografica Irene Bignardi. “Con Bob – ha dichiarato Weber – è come una storia d’amore che continua”. il ritratto che ne esce ha infatti i toni intimi e colloquiali di chi si racconta ad un amico, in modo sincero e ironico, con un Mitchum che non si prende troppo sul serio pur sapendo di essere un mito cinematografico vivente.