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Continua la retrospettiva dedicata a Jim Jarmusch, e continuano gli approfondimenti di Cinefilia Ritrovata, in particolare sul rapporto tra cinema e musica presente nei film del regista indipendente americano. Solo gli amanti sopravvivono è una delle riuscite più potenti dell’ultimo Jarmusch e qui sotto ne analizziamo i motivi sonori.

Se Jim Jarmusch decide di raccontare al grande pubblico una storia d’amore c’è da star certi che lo farà in maniera anticonvenzionale. Solo gli amanti sopravvivono viene presentato in concorso al Festival di Cannes nel 2013, dove si aggiudica il Cannes Soundtrack Award per la Miglior colonna sonora. Jarmusch sembra giocare con una serie di dicotomie, tangibili sin dall’apertura del film e dalla scelta stessa dei nomi dei due protagonisti: Adam (Tom Hiddleton) e Eve (Tilda Swinton), che, al di là dei rimandi biblici, rivelano la primigenia opposizione maschile-femminile, rinviando al contempo alla loro imprescindibile complementarietà. Read more →

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In occasione della proiezione di I migliori nani della nostra vita e della presentazione di Cinico Tv. Volume terzo 1998-2007, il cofanetto delle Edizioni Cineteca di Bologna che chiude la trilogia dedicata alla mitica serie di Ciprì e Maresco, pubblichiamo in esclusiva un estratto dal libro che accompagna il DVD. L’articolo di Fulvio Baglivi, denso di ricordi, curiosità e interesse, è tra i molti contenuti preziosi (un altro è scritto da Gabriele Gimmelli e Marco Grosoli, e si può leggere qui). 

Il primo incontro avvenne nel 2005 a Bologna dove ero con Donatello Fumarola e Enrico Ghezzi. Noi tre uscivamo da un’edizione monstre di Il vento del cinema, il festival tra cinema e filosofia che da due anni era approdato sull’isola di Procida, durata ben tre settimane (6-26 giugno), e andavamo a Bologna per incontrare Barry Gifford (amico di Enrico e Donatello), Michael Cimino per la futura edizione procidana e soprattutto per vedere Viva Palermo e Santa Rosalia, spettacolo teatrale di Ciprì e Maresco voluto da Angelo Guglielmi, che era stato chiamato a fare l’assessore alla cultura. Chiunque era presente non può non ricordare una Piazza Maggiore stracolma, con migliaia di persone e più della metà in piedi, sul palco Mimmo Cuticchio e Franco Scaldati recitano in dialetto palermitano sovrastati da due enormi schermi dove si alternano i volti degli attori in diretta e immagini ciniche della città mentre Enrico Rava e Salvatore Bonafede suonano dal vivo. Si è alzato un vento forte che ha accompagnato lo spettacolo con un crescendo di protagonismo e che è rimasto ben impresso nella registrazione video di quella serata. La cosa più straniante e allucinata che mi porto dietro, più ancora dell’incontro con Ciprì e Maresco in carne ed ossa, è proprio la visione di Viva Palermo e Santa Rosalia in Piazza Maggiore, l’unica volta in cui ho sentito la potenza mitica del teatro come momento rituale pubblico e senza dio. Quel vento portava echi della Grecia antica e del teatro popolare, l’evento (culturale) mutava nell’avvento (dell’apocalisse). Read more →

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Eccoci ancora a parlare di Buster e Charlot, in occasione dell’uscita di Sherlock Jr. vs The Kid. Storico collaboratore di Charlie Chaplin, Roland ‘Rollie’ Totheroh ricorda, a distanza di anni, il rocambolesco montaggio del Monello, segnato dalla battaglia legale dovuta al divorzio di Chaplin da Mildred Harris.

Venne l’epoca del divorzio da Mildred Harris e dovemmo lasciare la città perché i legali minacciavano di pignorare tutti i beni di Charlie. All’epoca abitavo in Highland Avenue con mio figlio e mia moglie e alle tre di notte qualcuno bussò alla porta. Era Alf Reeves, il manager dello studio “Rollie, sbrigati – mi disse – dobbiamo lasciare la città. Ma non puoi usare il tuo vero nome”. Gli chiesi se potevo portare anche il mio assistente, Jack Wilson, e lui rispose di sì. “Vai allo studio, trova un falegname e facciamogli imballare tutto”. Read more →

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Clara, critico musicale in pensione, abita da sola di fronte al mare di Recife nell’appartamento di famiglia, in un condominio (l’Aquarius), un tempo ricco palazzo dell’alta borghesia, da cui negli ultimi anni se ne sono andati tutti, vendendo ad una società immobiliare che vuole abbatterlo per costruirne uno nuovo. Trascorre la sua vita nuotando, ascoltando musica, andando a trovare i figli ed il fratello, uscendo con le amiche e cercando amore dove può, mentre la pressione da parte della società immobiliare per farle vendere il suo appartamento diventa sempre più insopportabile, inducendola a reagire.

Diretto da Kleber Mendonça Filho (al suo secondo lungometraggio dopo Il suono intorno del 2012), Aquarius è un film politico, metafora di una nuova classe dirigente senza scrupoli che sta mangiando il Brasile (si veda il finale), ma è soprattutto il ritratto di un personaggio femminile originale ed incantevole: Clara, una meravigliosa Sonia Braga (Donna Flor e i suoi due mariti, Il bacio della donna ragno) che alle soglie dei settant’anni regala forse la sua migliore interpretazione, è radiosa, nostalgica, resiliente, combattiva, con una straordinaria voglia di vivere nonostante gli anni e le cicatrici che si porta addosso. Read more →

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Nata in occasione di Paterson, la retrospettiva dedicata a Jim Jarmusch dalla Cineteca di Bologna è un’ottima scusa per occuparsi nuovamente dei suoi film. Abbiamo chiesto a Lapo Gresleri e al gruppo di Leit Movie di parlarci musicalmente di alcune sue opere, oggi tocca a Dead Man.

Più dei precedenti lavori di Jim Jarmusch, Dead Man è un film squisitamente sonoro. Un western che sul piano tecnico – rifiutando gli stilemi classici – si focalizza sulla componente uditiva, facendone elemento centrale della messa in scena. Questo è evidente sin dalla sequenza di apertura. Sul treno che conduce il protagonista William Blake a Machine, i primi cinque minuti giocano sullo scambio di sguardi tra il ragazzo e gli altri passeggeri, i rumori metallici del convoglio e le distorsioni elettriche della chitarra di Neil Young. Read more →

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Nata in occasione di Paterson, la retrospettiva dedicata a Jim Jarmusch dalla Cineteca di Bologna è un’ottima scusa per occuparsi nuovamente dei suoi film. Abbiamo chiesto a Lapo Gresleri e al gruppo di Leit Movie di parlarci musicalmente di alcune sue opere, cominciando da Mystery Train.

Com’è noto ad ogni amante di musica leggera, Memphis è una terra di mezzo. Patria del soul, del rock e del rhythm ‘n’ blues, ha dato i natali artistici a musicisti quali B. B. King, Johnny Cash, Aretha Franklin, Jerry Lee Lewis, Otis Redding, Howlin’ Wolf, John Lee Hooker, Muddy Waters, W. C. Handy e Elvis Presley, molti dei quali hanno inciso per le principali case discografiche locali, la Sun e la Stax. Read more →

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Vi piace più Charlie Chaplin o Buster Keaton? È questo l’eterno dilemma che tormenta i cinefili. Ora, una volta di più, potrete tentare l’impossibile risposta confrontando un classico tra i classici di Charlie Chaplin, Il monello, e una delle comiche più divertenti, sofisticate e surrealiste di Buster Keaton, Sherlock Jr..
L’occasione viene dalla Cineteca di Bologna che porta dal 9 gennaio nelle sale italiane i due film, distribuiti insieme in un unico programma, restaurati dal laboratorio L’Immagine Ritrovata.

E Cinefilia Ritrovata darà una copertura storico-critica molto intensa, sfruttando il lavoro sugli archivi da parte del progetto Il Cinema Ritrovato al cinema. Cominciamo da Buster: l’analisi di Kevin Brownlow e il testo della curatrice Cecilia Cenciarelli sul surrealismo keatoniano. Read more →

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Ancora in sala nei giorni dell’Epifania, Paterson di Jim Jarmusch si dimostra sempre più una delle vette della sua cinematografia, dimostrando come la fase recente di questo autore – sempre più malinconico, dolce e al contempo appassionato – sia da prendere tremendamente sul serio. 

A un certo punto di Paterson compaiono i due giovanissimi attori di Moonrise Kingdom (il più bel film di Wes Anderson), che – ormai cresciuti fino ad essere poco riconoscibili – parlano in bus dell’anarchico italiano Gaetano Bresci, uno dei tanti personaggi storici transitati nella città di Paterson, New Jersey. Già il fatto che in un film americano si parli di Bresci, dispone al sorriso. Poi, che ne parlino i due protagonisti di una delle poche pellicole “politiche” di Anderson (una sorta di Prima della rivoluzione puberale e giocosa), ce li rende ancora più simpatici, scoprendoli maturati in una sorta di spin off ideale di quel film, e precipitati quasi per caso nel mondo di Jarmusch.

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Per augurare un buon fine 2016 e il miglior inizio 2017, ecco la recensione di uno dei film in sala al Lumière, il molto amato Lion.

Saroo è un bambino indiano di poco più di cinque anni. Vive nella miseria ma è circondato dall’affetto di una famiglia amorevole, almeno fino a quando non si addormenta in una stazione ferroviaria di periferia e per risvegliarsi su un treno diretto a Calcutta. Un viaggio di 1600 chilometri su un convoglio deserto lo trascina lontano da tutti i suoi affetti, in una megalopoli ostile e caotica da cui lo salva solo l’adozione da parte di una benestante coppia australiana. Vent’anni dopo, un dolcetto indiano di proustiana memoria risveglia in Saroo ricordi ormai assopiti, e il ragazzo dà così inizio a una travagliata ricerca che inizia da Google Earth e finisce nelle campagne del Nord dell’India. Read more →

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“Segui la strada di mattoncini dorati!”, e di certo non occorre essere cinefili per cogliere un invito come questo. La yellow brick road de Il mago di Oz, adattamento cinematografico di uno dei romanzi della fortunata serie firmata da L. Frank Baum, è entrata nel linguaggio popolare, anglofono soprattutto, come sinonimo di tutti quei sogni perduti che fanno riferimento all’infanzia.

Basti pensare all’LP di Elton John, Goodbye Yellow Brick Road (1973), ma anche ai numerosi richiami nella musica contemporanea che vanno dai Muse fino a Lady Gaga. Merito anche dei passaggi natalizi a opera della CBS, che hanno contribuito a trasformare un film, che all’epoca della sua uscita ebbe scarso successo, “in un Evento, in un Fenomeno”, come ricordava Peter von Bagh. Read more →