whatshot In evidenza: La Corazzata Potëmkin Jean-Luc Godard

“The Big Sick” e la trasformazione della commedia americana

Prodotto da Judd Apatow e ben accolto ai festival di Sundance e Locarno, il film è stato acclamato dalla critica statunitense e arriva ora in Italia con un carico di aspettative che probabilmente non rimarranno deluse. Il tema dell’integrazione degli immigrati, quello dei pregiudizi razziali da parte di una cultura verso un’altra, e quello ancor più universale del compromesso, della difficoltà di stare insieme (fra giovani innamorati, fra sposati di mezza età, fra amici e fra sconosciuti) sono tutti trattati con una  garbata delicatezza e al contempo con un’ironia che non risparmia nessuno.

Il gioco affabulatorio di “Agadah”

Nella tradizione cabalistica, Agadah significa “narrare”. Scegliendo un titolo così, Alberto Rondalli dichiara gli intenti all’origine del suo adattamento di Manoscritto trovato a Saragozza, il romanzo alla cui realizzazione il conte Jan Potocki dedicò gran parte della vita. Già tradotto sul grande schermo da Wojciech Has nel 1964, quando non era ancora concluso il suo inesauribile travaglio editoriale (pubblicato inizialmente nel 1805, espanso e riedito fino al 1814, parzialmente non riconosciuto, ricostruito nel 2008 in seguito al ritrovamento di altri manoscritti), costituisce l’occasione per Rondalli di concentrarsi sui meccanismi e sui sortilegi dell’avventura della narrazione. 

“Il seme dell’uomo” e la vanità delle illusioni

Se in La grande abbuffata Ferreri traduce la sua disillusione esistenziale nella logica perversa di un piacere mortifero, in questa visione utopica al negativo del mondo c’è un pessimismo radicalizzato e convergente all’interno di un’ottica in cui sembra non esserci alcun appiglio, quanto esclusivamente inquietudine avveniristica. Tra l’apparizione di una balena arenatasi sulla spiaggia, simbolico naufragio delle speranze di una società all’epilogo del Sessantotto, e l’improvvisa venuta di un’ospite, la questione che si pone fin dall’inizio Ferreri è una sola: continuare la specie o no? 

“Un western senza cavalli” ad Archivio Aperto 2017

Mingardi è un filmaker a tutti gli effetti, e il termine cineamatore, come lui stesso afferma, lo priva della dignità e della creatività artistica di cui ha dato prova in tanti anni di attività. Tutte le pellicole e i lavori di Mingardi, ora conservati presso Home Movies Archivio Nazionale del film di Famiglia, sono stati esaminati dai registi che supportati dalle interviste dei protagonisti di quella fortunata esperienza hanno ricostruito un percorso artistico fatto con pochi mezzi ma, e questa è forse la caratteristica più rilevante, portato avanti con tanta passione mostrandoci un amore incondizionato per il cinema e, potremo aggiungere, per la sua città, Bologna, in cui ambienta tutte le storie.

“The Square” e la teoria della classe agiata

The Square è uno zibaldone racchiuso nello spazio del titolo. Una meta-installazione di ideali installazioni. Ovvero episodi di una distopia culturale dentro i luoghi lindi, ovattati, uguali a mille altri nel continente del privilegio. Minimalismo asfissiante. Quadri che compongono il museo dell’umana bestialità secondo la regia trasparente, apodittica, ipnotica di Östlund.

Voci sul Potëmkin

La corazzata Potëmkin non è solo il film di cui stiamo ricostruendo genesi e analisi, ma anche un testo fondamentale su cui molti intellettuali hanno esercitato il proprio pensiero. Questa volta dedichiamo il post alla ricognizione di alcune voci degli anni Venti, tutte di straordinario interesse. Come scriveva Desnos, del resto: “Questo film vibrava di fede e di entusiasmo. Lo schermo non rappresentava più un ostacolo. Era squarciato dai proiettili rossi dell’immaginazione. Rivelava il mondo meraviglioso nascosto dietro di lui”.

“Les Gauloises Bleues”, un film nouvelle vague

Il mio Godard di Michel Hazanavicius ha riportato all’attenzione Les Gauloises Bleues, un film quasi dimenticato di Michel Cournot. La vicenda è nota: il film di Cournot era in concorso al festival di Cannes nel 1968 quando l’affaire Langlois raggiunse la Croisette e le proiezioni vennero sospese. E Les Gauloises Bleues è l’unico tentativo alla regia di Cournot, amico di Godard e severo critico cinematografico per le pagine del Nouvel Observateur.

I Cineguf e il cinema sperimentale italiano ad Archivio Aperto 2017

Parliamo ancora di Archivio Aperto (rassegna organizzata da Home Movies che proseguirà fino al 2 dicembre) soffermandoci sull’incontro dedicato ai Cineguf, curato da Andrea Mariani (Università di Udine). Opere poco conosciute conservate all’interno delle cineteche e spesso ignorate dalla cultura istituzionale, alcune di queste pellicole sono state digitalizzate grazie al lavoro de La Camera Ottica di Gorizia; due di esse invece provengono dal Fondo F.lli Chierici e dopo il recupero di Home Movies sono entrate a far parte dell’Archivio Nazionale del Film di Famiglia.

Vita reale di “Ibi”, firmato Andrea Segre

Con le sue riprese e la sua forza d’animo Ibi ci racconta la lezione che lei stessa ha dovuto imparare dalla vita, ossia che “nulla è impossibile”. A Castel Volturno Ibi ha aiutato e sostenuto attivamente il Movimento dei Migranti e dei Rifugiati, con entusiasmo trascinante, non solo per ottenere il suo permesso di soggiorno, ma anche perché ha creduto fermamente nella necessità di una lotta comune contro le ingiustizie che segnano le vite di molti migranti ovunque, in Italia, in Europa. Ibi ripeteva con fede e fiducia che “bisogna sempre andare avanti e camminare, camminare, camminare”. Peccato che, nel suo caso, sia stata la morte a dare lo stop e a lasciare per sempre il suo nome nella lunga lista “di quelli che aspettano”.

Wiazemsky/Bresson, rivedere “Au hasard Balthazar”

Mimesi rifratta, in cui il molteplice non riecheggia come mera riproduzione, quanto nel senso di un prisma smembrato e scomposto, il cinema di Robert Bresson resta lì, assorto nella singolare attesa di un qualcosa che mai si paleserà. E quest’ambiguità, tra il bisogno di trascendenza e la constatazione dell’inevitabilità del male terrestre, si riflette, nel caso di Au hasard Balthazar, isolandoli da una compagine impietosa ma, prevedibilmente, umana, in due personaggi: Marie\Anne Wiazemsky e Balthazar, simbolicamente peccato e redenzione.

Report del convegno Avanguardia e Rivoluzione: Il cinema di Sergej M. Ejzenštejn

L’agenda culturale di questo 2017 è stata ricca di iniziative e riflessioni sulla Rivoluzione d’Ottobre, di cui ricorre il centenario. Anche la Cineteca di Bologna festeggia l’anniversario con un mese consacrato a Sergej Ejzenštejn, senz’altro uno cineasti più rappresentativi di questa straordinaria stagione storica e culturale. Oltre ad un’ampia retrospettiva, al maestro del cinema sovietico è dedicato il convegno di studi svoltosi presso gli spazi del cinema Lumière.

Il nostro Godard. “Week-end” e il potere sovversivo del paradosso

In questi tempi difficili, in cui è quasi più ricercato ridere di Godard che con Godard, pare appropriato riflettere su Week-end, a quasi cinquant’anni dalla sua uscita nelle sale, tanto più che essendo “un film perso nel cosmo” e ponendosi perciò come un reperto da (ri)scoprire, diventa un’esortazione alla cinefilia ritrovata. Apocalittico e tragicamente esilarante, è l’ultimo film che Godard affida al circuito ufficiale, prima di un rifiuto quasi totale dell’industria cinematografica che durerà più di un decennio.

Cara e stimatissima Corazzata!

Tornata nelle sale in questi giorni grazie al progetto Cinema Ritrovato al cinema, La corazzata Potëmkin è un film che “emerge dal mare” con l’impeto creativo di un regista di ventisette anni, Sergej Ejzenštejn, destinato a portare la rivoluzione nel linguaggio cinematografico. Questa Dedica, scritta da Ejzenštejn fra il 1945 e il 1948 e rimasta a lungo inedita, è apparsa in prima traduzione italiana in Ejzenštejn su Ejzenštejn, a cura di Pier Marco Santi, Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Pisa – Comune di Pistoia, 1980.

“Quest” a Gender Bender 2017

Gender Bender ha scelto di chiudere i battenti della sua quindicesima edizione con un documentario, Quest, tanto forte quanto tenero, per la sua capacità di restituirci l’intima verità della vita di una famiglia afroamericana del Nord di Philadelphia, in 8 anni di pedinamento documentaristico messo in atto dal regista Jonathan Olshefski e da un’intera troupe, che col suo lavoro si è votata anima e corpo a questa missione: filmare la storia dei protagonisti nel tempo reale di quasi 10 anni, dal primo mandato di Barack Obama fino all’ascesa di Donald Trump.

“What He Did” a Gender Bender 2017

Un mistero insondabile si racconta volontariamente e senza filtri a una cinepresa. Tutto qui il fascino ambiguo di What He Did. In poco più di un’ora ripercorriamo la strana vicenda di Jens Michael Schau, dalle campagne danesi dell’infanzia alla grande Copenhagen, dalla scoperta della sua omosessualità al ‘fun’ della scena gay anni ’70, fino alla storia di 13 anni con il celebrato romanziere Christian Kampmann e alla scoperta della vocazione letteraria. Poi le crisi depressive che nel 1988 lo portarono all’omicidio del compagno, i sette anni trascorsi in un ospedale psichiatrico e il rifiuto di uscire in strada per paura di essere riconosciuto.

“Holy Camp” a Gender Bender 2017

Holy Camp ossia campo santo suggerirebbe un film più vicino a La notte dei morti viventi del buon George A. Romero e la sua apertura su una croce mastodontica, ripresa dal basso in obliquo, nel buio di un bosco illuminato solo da neon intermittenti, sembrerebbe fare proprio l’occhiolino a certo cinema horror primi anni ‘70… Scopriremo presto che si tratta invece di un semplice omaggio al grande regista (di cui una delle protagoniste porta pure il cognome) e al suo genere. Il titolo originale della pellicola spagnola di Javier Calvo e Javier Ambrossi, in anteprima nazionale al Gender Bender, è infatti La Llamada, ed è certo più pertinente con la trama del film.

Cinebox e Scopitone ad Archivio Aperto 2017

Le proiezioni organizzate da Home Movies (Archivio Nazionale del Film di Famiglia), in occasione della decima edizione di Archivio Aperto, hanno avuto inizio la scorsa settimana e proseguiranno fino al 2 dicembre, la rassegna ancora una volta spazia dal cinema sperimentale ai filmati di famiglia, mettendo in luce l’attività di ricerca e restauro di un archivio unico nel suo genere.

“Beach Rats” a Gender Bender 2017

È un’altra parabola di formazione l’opera seconda di Eliza Hittman, premiata al Sundance 2017 per la regia di Beach Rats. Un coming of age lungo il tempo di un’estate, passata a bighellonare tra Brooklyn e il lungomare psichedelico di Coney Island, con i suoi neon intermittenti, i luna park decadenti e le sale giochi affollate di adolescenti in branchi. È questo l’habitat naturale di Frankie, 19 anni, un padre malato di cancro in casa e una gang di perdigiorno come compagni di sballo e bevute. Ma anche un segreto da nascondere: il sospetto di un’omosessualità latente e ancora incerta.

 

D’amore e di guerra, “Una questione privata”

Valori morali forti e impliciti, follia amorosa e memoria fedele. Ecco il mix grandioso alla base di un altro bellissimo film di Paolo (e Vittorio – secondo i titoli di testa – solo sceneggiatore del film, ma non regista, a causa degli acciacchi dell’età) Taviani, un film che torna a parlare di Resistenza e Lotta partigiana in una contingenza storica in cui un deserto ideologico sempre più ferocemente diffuso, cancella la memoria storica e lascia libero il campo all’avanzata di vecchi e nuovi fascismi.

Audiovisione di “Shining”

Il tempo e la follia umana si annullano in quella che, a distanza di quasi quarant’anni, è ancora una delle messe in scena più potenti di tutto il cinema post-moderno. Shining torna al cinema, stavolta con montaggio diverso (una manciata di sequenza in più che Kubrick stesso decise di recidere per il mercato europeo), per travolgere ancora le platee con l’ormai famosa ”onda di terrore”. Dicitura che campeggiava sui manifesti del 1980 e che ha contribuito a consacrare il film come uno dei pilastri fondamentali del cinema horror.

Il perturbante, Freud e Kubrick. Ripensando “Shining”

Shining è un film che rientra nei canoni del genere horror affrontati in un’ottica freudiana: “Freud affermò che il perturbante costituisce l’unica sensazione che si provi con maggiore forza sia nell’arte sia nella vita. Se questo genere avesse bisogno di qualche giustificazione, credo proprio che questa basterebbe come credenziale”. (intervista rivista e approvata dal regista nel 1981 pubblicata in Kubrick, Michel Ciment, 1999) Per perturbante si intende, citando Freud, “quando appare realmente ai nostri occhi qualcosa che fino a quel momento avevamo considerato fantastico, quando il simbolo assume pienamente la funzione e il significato di ciò che è simboleggiato”.