mouchette5

 

Dopo Au Hasard Balthazar, ci occupiamo anche di Mouchette – in occasione delle sue proiezioni al cinema Lumière e in oltre settanta sale in giro per l’Italia. Altro capolavoro di Bresson, e strettamente legato al precedente, che lo anticipa di un anno, Mouchette è intimamente legato al rapporto con il testo letterario di Bernanos. Visto che Bresson è un grande interprete di Bernanos e di altri scrittori, fino ad esserne quasi un critico-poeta in grado di studiare e reinventarne i testi, abbiamo scelto di estrarre da una nota monografia sul regista, scritta da Giorgio Tinazzi nel 1976, questa densa analisi comparativa. Read more →

wilde-salome-678x381

 

Grazie a Distribuzione Indipendente, giunge nelle sale italiane e al cinema Lumière Wilde Salomè, diretto e interpretato da Al Pacino, presentato fuori concorso alla 68esima Mostra del cinema di Venezia nel 2011 e vincitore del Queer Lion. A fine visione una domanda sorge spontanea: perché un film di questa portata arriva nelle nostre sale con un colpevole ritardo di cinque anni, nonostante la grande influenza dell’autore/interprete Pacino? È evidente fin da subito l’intenzione di non voler essere adatto a tutti i palati, a causa di una narrazione che si dispiega su diversi piani che andranno a comporre un’opera stratificata, com’è stata più volte definita. Read more →

conda

 

Il piacere della visione. Guardare Un condannato a morte è fuggito in pellicola significa ritrovare la fotogenia dei gesti del cinema di Bresson intatta, e accarezzare le rughe della copia come fossero altrettanti segni di interpunzione emotiva. Cinefilia Ritrovata ha sempre avuto un atteggiamento aperto e appassionato nei confronti delle proiezioni digitali, facendosi portatrice di un’idea cinefila a 360 gradi, capace di superare d’un balzo gli steccati tecnologici e i conservatorismi estetici. Eppure, pochi autori come Bresson – visti in pellicola – guadagnano ancora più aura.  Read more →

florida7-1000x600

 

A proposito di Florida (in programmazione al cinema Lumière) di Philippe Le Guay, potremmo dire che sia la storia di un viaggio, come ingannevolmente vuole suggerire il titolo del film, benché si tratti di un viaggio che si sviluppa in un’unica dimensione, quella del tempo o della memoria, che non c’è più. Il movimento nello spazio è solo apparente infatti e potrebbe appartenere ai vaneggiamenti del protagonista, un anziano ottantenne, alle prese con un principio di demenza senile. Tratto dal romanzo Il padre di Florian Zeller, questo gioiellino di cinema francese, un cinema capace di trattare temi ostili con un tono quasi confidenziale, ci regala un’ immensa interpretazione della vecchiaia e della violenza sommessa con cui può essere subita, grazie alla superba prova dell’attore Jean Rochefort accompagnata dalla composta dolcezza di Sandrine Kiberlain, nei panni di sua figlia. Read more →

bresson

 

Quando si dice un autore che non ha bisogno di presentazioni. A meno che non si tratti di un profilo visto con grazia critica. Ed ecco perché abbiamo deciso di pubblicare qui su Cinefilia Ritrovata il ritratto che di Bresson ha fatto Paola Cristalli, con l’acutezza che la contraddistingue. Il tutto per celebrare la presenza in sala di ben due film bressoniani, Au Hasard Balthazar e Mouchette, su cui ritorneremo poi anche la settimana prossima. Read more →

mali

 

Nel libro di Joseph Ratzinger Musica (il cui sottotitolo è “Un’arte familiare al Logos”), si riprende ciò che il Concilio Vaticano II dispone in merito alla musica sacra: essa infatti “costituisce un tesoro di inestimabile valore che eccelle tra le altre espressioni d’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne”.  Leggere la storia della musica occidentale alla luce dei testi che hanno sancito le regole e l’ideologia delle pratiche musicali, significa capire che la religione cristiana si affianca alla musica sin da subito, utilizzandola anzi come strumento privilegiato di evangelizzazione (pensiamo solo al canto gregoriano, omofono e monodico in favore dell’espressione della parola sacra). Read more →

alienween

Siamo in molti a stentare a credere di poterlo dire ma è un momento felice per il cinema di genere italiano. Dopo il polverone sollevato da Il racconto dei racconti – Tale of Tales di Matteo Garrone (che ha creato divergenze d’opinione persino nella nostra redazione), ma soprattutto dopo il successo di pubblico e critica per Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti e Veloce come il vento di Matteo Rovere, è lecito sperare in una rinascita Read more →

Signore_&_signori_(film)_-_2

 

In queste ore al Festival di Cannes, la Cineteca di Bologna presenta il restauro di Signore e signori di Pietro Germi, forse la commedia più nera e sorprendente di tutti gli anni Sessanta, periodo nel quale non mancano certo film corrosivi. Germi presentò il film proprio  a Cannes nel 1966, vincendo il Festival in un’edizione d’oro per il cinema italiano, che sulla Croisette portava anche L’armata Brancaleone di Mario Monicelli e Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini. Affresco collettivo che riunisce Virna Lisi, Moira Orfei, Gastone Moschin, Alberto Lionello, Franco Fabrizi e via dicendo (senza dimenticare il cameo di Alberto Rabagliati), Signore & Signori è anche il figlio di un eccezionale pool di sceneggiatori: oltre allo stesso Germi, Luciano Vincenzoni, Age & Scarpelli ed Ennio Flaiano.  Noi di Cinefilia Ritrovata, di concerto con gli Archivi della Biblioteca Renzo Renzi, proponiamo un viaggio tra alcuni documenti – rari e sorprendenti – legati al film.  Read more →

bros_1

Con letizia parliamo dell’evento Lumière che segnerà estate e autunno bolognesi. Un evento cinefilo. Cinefilo? I Lumière che hanno inventato il cinema possono anche essere amati esteticamente? Sono solo inventori o – secondo una celebre intuizione – furono gli ultimi espressionisti? A giudicare dalle foto a colori che scattarono, c’è molto di più che un’avventura tecnica nel loro DNA. E, riguardando le versioni restaurate dei loro film, sembra di trovarsi di fronte a una prima avanguardia documentale, a una narrazione “del vero” che mai nessuna falsa contrapposizione con Georges Méliès può oscurare.

La mostra che apre il 24 giugno è un evento curato dall’Institut Lumière che per la prima volta varca i confini della Francia. L’avventura della famiglia che ha inventato il Cinematografo: Antoine, pittore e fotografo, i due figli Louis e Auguste così capaci che, ancora adolescenti, prendono le redini dell’industria di famiglia. È Louis infatti, appena diciassettenne, ad inventare la famosa Etiquette Bleue, una lastra fotografica, per l’epoca, molto sensibile che consente, per la prima volta, di fissare e riprodurre il movimento. Lo stabilimento dei Lumière è la prima industria fotografica d’Europa, e nel 1884 conta già più di 250 dipendenti. È in quegli stessi anni che si scatena una gara a colpi di brevetti ed invenzioni tra Europa e Stati Uniti: la fotografia in movimento è l’oggetto di una ricerca incessante, la cui epopea potremo raccontare anche grazie al contributo delle collezioni del Museo Nazionale del Cinema di Torino e della Cinémathèque Royale de Belgique. Sarà Louis ad inventare il Cinématographe: i Lumière sono gli ultimi inventori e allo stesso i primi autori e programmatori del cinema.

Il 1895 è la data di nascita del cinema. Il 1896, invece, 120 anni fa, è la ricorrenza dell’Anno Uno del cinema, durante il quale il cinematografo raggiunge gran parte del mondo (anche l’Italia e anche Bologna il 27 agosto 1896). Al festival verrà presentata quindi una selezione della “stagione” 1896. Del resto è da quell’anno che il Cinématographe Lumière restituisce il mondo al mondo. Per la prima volta tutti possono ammirare immagini in movimento di tutti i luoghi del pianeta. E i protagonisti non sono solo i reali e le grandi personalità, ma gli uomini e le donne, le città, i paesaggi di tutti i paesi del mondo.

Ai Lumière non si deve solo il cinematografo, ma anche una serie straordinaria di invenzioni, tra cui i bellissimi Autochromes (la prima fotografia a colori) e la proiezione in 3D. Tutto questo, e molto di più, in una mostra che ci farà ritrovare un luogo di Bologna a lungo invisibile e le origini dello sguardo moderno sul mondo.

harmony_sPV01_007_610_407shar_s_c1

Dopo The Empire of Corpses di Ryôtarô Makihara, primo di una trilogia di film d’animazione ispirata ai romanzi di fantascienza di Project Itoh, al Future Film Festival 2016 è arrivato anche il capitolo successivo: Harmony di Takashi Nakamura e Michael Arias, anch’esso in competizione per il Platinum Grand Prize. Read more →